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«Vaciglio, revoca carissima rischiano pure i consiglieri»

di Luca Gardinale
«Vaciglio, revoca carissima rischiano pure i consiglieri»

Il prof. Manfredi (Cattolica) conferma l’ipotesi di costosi indennizzi da pagare. Sit-in pacifico del comitato “MoBastaCemento” che non vuole i 550 alloggi

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MODENA.   Dal danno emergente al lucro cessante, passando per un lungo excursus sull’atteggiamento della giurisprudenza che non sarebbe dispiaciuto… all’ex sindaco Pighi, che da avvocato era abituato ad affrontare discussioni del genere. Perché è stato un incontro estremamente tecnico - del resto, “tecnica” lo era anche la richiesta che ha portato alla convocazione - quello che è andato in scena ieri sera in piazza Grande, dove le commissioni consiliari Seta e Risorse si sono riunite per valutare la possibilità di recedere dagli accordi per il nuovo comparto abitativo di Vaciglio - 550 nuovi alloggi distribuiti su 28 palazzine tra via Morane e la tangenziale - insieme a Giuseppe Manfredi, professore ordinario di Diritto amministrativo all’Università Cattolica di Piacenza.

COMITATO IN AULA Un incontro al quale hanno partecipato quasi tutti i consiglieri comunali e una quarantina di cittadini, in gran parte esponenti del comitato “Mobastacemento”, nato proprio dalla contrarietà di un gruppo di modenesi al progetto di Vaciglio: una presenza pacifica, che ha portato il comitato ad ascoltare il parere del professore.

Prendendo la parola dopo la dirigente del settore Urbanistica Maria Sergio, il professor Manfredi ha ricordato che esiste una distinzione tra revoca di un provvedimento della pubblica amministrazione e annullamento.

«A partire dagli anni ’50 del ‘900 - ha spiegato il professore - la giurisprudenza ha voluto dare un significato diverso alle due cose. Così, “revoca” è quando si va a incidere sulle decisioni già prese per ragioni di opportunità, mentre “annullamento” è quando ci sono ragioni di illegittimità». Posto che nel caso in questione la possibilità sarebbe quella della revoca, il Comune ha la possibilità di fare marcia indietro su via Morane?

«Per legge l’amministrazione può revocare i propri provvedimenti se esiste un interesse pubblico - ha chiarito Manfredi - purché paghi l’indennizzo per il danno emergente. Questo se il provvedimento di revoca viene considerato legittimo: in caso contrario, oltre all’indennizzo per il solo danno emergente, c’è anche un risarcimento».

LE POSSIBILITÀ CONCRETE In sostanza, se il Comune decidesse di fare un passo indietro a Vaciglio e riuscisse a dimostrare che esiste un interesse pubblico per farlo, dovrebbe pagare ai costruttori - la società “Modena Estense”, composta all’80% da AeC costruzioni e la cooperativa Cmb, il cui presidente Zini è anche numero uno della società nata ad hoc per il nuovo comparto di Vaciglio - il solo danno emergente, ovvero «quanto questo soggetto ha speso per questi terreni e per lo sviluppo urbanistico, la perdita netta», ha detto ancora il professore, specificando poi che in alcuni casi la giurisprudenza ha considerato danno emergente la sola perdita di valore del terreno. Parlando in termini meno tecnici, quanto costerebbe recedere dagli accordi per via Morane? Il tema non è stato affrontato nell’audizione di ieri, che si è occupata solo degli aspetti tecnici: in ogni caso, considerando l’opzione “migliore”, quella in cui l’amministrazione riuscisse a dimostrare di avere un interesse pubblico per arrivare alla revoca e sobbarcandosi quindi il solo indennizzo, si parlerebbe comunque di diversi milioni.

E a rischiare, oltre ai soldi dei cittadini, sono anche... i conti correnti dei consiglieri, che, come ha fatto notare il professore rispondendo a una domanda di Marco Forghieri del Pd, sarebbero chiamati a rispondere personalmente della scelta fatta davanti a un danno erariale al bilancio del Comune.
 

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