Elezioni 2018/ Il dopo voto. Il vescovo: Salvini al governo mi preoccupa
Don Erio è intervenuto al convegno di Palazzo Europa: «La politica pensi alla prossima generazione»
«La politica pensi alla prossima generazione».
Don Erio Castellucci ha citato Alcide De Gasperi ieri sera a Palazzo Europa. Davanti a una sala Gorrieri gremita, il vescovo ha concluso l’incontro “Dopo il 4 marzo, come cambia il Sistema Italia”. «In chiave del futuro immediato bisogna riflettere sulla denatalità - ha rilanciato don Erio - e sull’accoglienza adeguata di persone provenienti da altri Paesi». Per il vescovo bisogna essere statisti alla De Gasperi «per pensare alla prossima generazione, migliorando la situazione in questa». Sollevato per l’affluenza alle urne, don Erio ha ammesso di essere «preoccupato da un possibile governo Salvini». Ha poi indicato nei risultati del voto «una certa protesta nei confronti dei partiti tradizionali o delle forme tradizionali di governo». Una sensazione condivisa da Massimo Panarari, docente di politica alla Luiss.
Caro vescovo, non si preoccupi, con noi gli Ultimi saranno i Primi. Ma l'immigrazione, pardon l'invasione, sarà finalmente controllata.https://t.co/jW5XdgD2xW
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 15 marzo 2018
«I partiti populisti hanno ottenuto un voto schiacciante - ha spiegato il professore - mentre per quelli di establishment è stata una sonora sconfitta. In Italia s’è creata una nuova frattura tra partiti di sistema e anti-sistema». Una frattura che, a più livelli, ha portato a rovesciamenti dei numeri dal 2013 al 2018. Dalle cifre rilasciate dall’Istituto Cattaneo, in Emilia Romagna il Pd ha perso il 10,6% (massimo nazionale) in Emilia Romagna, regione in cui la Lega ha incrementato i propri elettori del 17%. Le ragioni per Panarari sono diverse, ma «il minimo comune denominatore è un voto di protesta, rabbia, rancore». Per il docente in Emilia Romagna s’è registrato «un voto contro la classe dirigente nazionale».
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Di conseguenza, un’inversione di tendenza si potrà avere con «nuove leadership». Il professore dell’ateneo romano ha fornito altri esempi di voto di protesta, come quelli riguardo l’immigrazione. «Le politiche sul tema andavano migliorate - ha confermato Panarari - ma è stato trovato un capro espiatorio su cui scaricare tensioni sociali profonde». Un altro esempio riguarda la sicurezza. «La richiesta di sicurezza è sacrosanto - ha proseguito il docente - ma il problema è come lo Stato la garantisce. Se il cittadino si sente abbandonato, si rivolge a imprenditori che promettono sicurezza». Una colpa che Panarari rivolge alla politica tradizionale è «non avere adeguato la propria narrazione in un contesto non ottimistico». Un contesto in cui il docente ravvisa «un impoverimento economico del Paese, una disoccupazione giovanile preoccupante, una perdita di status di pezzi di ceto medio».
Il relatore della Luiss ha ricordato come «il bisogno di protezione sociale è stato richiesto in modo diverso al nord e al sud», dove hanno prevalso soprattutto Lega e Movimento 5 Stelle. Mario Toso, vescovo di Faenza, ha esortato i presenti a essere più attivi per «una rifondazione della democrazia». In veste di componente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, Toso ha chiesto più impegno ai cattolici. «Perché Boldrini e Grasso possono tentare nuovi partiti - ha domandato il vescovo di Faenza - e i cattolici no?» Tra i fattori che non hanno portato a risultati positivi, «l’incapacità a superare i campanilismi, l’aver utilizzato mezzi di settanta anni fa e l’assenza d’intellettuali». Sulla partecipazione dei cattolici in politica è intervenuto anche don Erio Castellucci, vescovo di Modena. «La critica generale verso i partiti è immeritata - ha concluso il vescovo di Modena - mentre è importante che i cattolici, sulla base del Vangelo che chiede di cambiare la realtà e della ragione, s’impegnino a fondo nella politica».
