Libera fa il punto sui “processi di Serra”
Il presidio del Frignano e gli avvocati del Comune hanno incontrato un’ottantina di cittadini
SERRAMAZZONI. È stato sicuramente un importante momento di presa di coscienza collettiva l’incontro organizzato martedì sera a Serra dal Presidio del Frignano di Libera per informare i cittadini su ciò che è emerso nei vari processi che hanno interessato il Comune negli ultimi anni. Al tavolo c’erano tutti gli avvocati che hanno seguito le vicende per il Comune: dall’inchiesta Teseo al crinale di Casa Giacomone, i 36 appartamenti di Casa Morandino, l’asilo di Riccò e via dicendo. Chi dal lato penale (Andrea Mattioli e Pina Di Credico come parte civile) chi da quello amministrativo (Sara Castellazzi per l’asilo) e in più la presenza di Enza Rando, vicepresidente nazionale di Libera, che ha “tirato le somme” in un applaudito discorso finale. A introdurre Paolo Fantini (referente del Presidio), nell’ambito di un’iniziativa salutata con favore dal sindaco Roberto Rubbiani (presente tutta la giunta, tra il pubblico). Il primo dato significativo è stato la presenza (un’ottantina di persone) oltre ogni aspettativa. E poi il dibattito che si è creato alla fine, con accalorati interventi sul perché si è arrivati a tutto questo. Una la domanda di fondo: se è vero che in quasi tutti i processi è stato imputato l’ex capo dell’Ufficio tecnico Tagliazucchi, può essere ascrivibile solo a lui tutta la colpa? O meglio, al di là dei risvolti penali, non merita di essere espresso anche un giudizio “politico” su chi dava le linee guida dell’azione amministrativa? A questo proposito, Mattioli ha letto un passaggio della sentenza di Casa Giacomone dove i giudici tornando sulla “famosa” mancanza di numero di protocollo nei documenti urbanistici evidenziano come le giustificazioni date sia da Tagliazucchi che dall’assessore Sabina Fornari «non sono convincenti». «Le modalità approssimative e frettolose con cui si curavano le istruttorie dei procedimenti amministrativi non paiono innocue e solo formalmente irregolari – sottolineano i giudici – ma risultano funzionali alla copertura di gravi irregolarità sostanziali». Ma non su tutte le circostanze è stato possibile esprimere un giudizio, perché c’è chi, come l’ex sindaco Luigi Ralenti, si è avvalso della prescrizione «che – ha spiegato la Di Credico – è cosa ben diversa dall’assoluzione: la prescrizione è sempre rinunciabile dall’imputato se vuole un giudizio sui fatti». «Ma il Comune non doveva tutelarci?» ha chiesto un cittadino. «L’articolo 54 della Costituzione stabilisce che chi ricopre funzioni pubbliche deve farlo con disciplina e onore – ha detto la Rando – ma anche la cittadinanza è chiamata a un ruolo vigile, perché è nell’indifferenza che maturano gli illeciti. Serate come questa mostrano che la comunità c’è, e deve continuare a esserci». (dm)
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