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Mirandola. Pittura e scrittura «Così do forma alla mia creatività»

di Laura Solieri
Mirandola. Pittura e scrittura «Così do forma alla mia creatività»

Roberto Rosati, un lavoro come commerciale, oltre che artista è al debutto come romanziere

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MIRANDOLA. Un romanzo di formazione che parla dell'interdipendenza tra creatività e arte, o meglio dello stato mentale che serve per farla, e di rapporti umani, di come essi spesso inficino la percezione che le persone hanno di loro stesse. Si tratta di “Uomini senza volto”, il primo romanzo di Roberto Rosati, 36 anni, di Mirandola, da poco uscito per Silele edizioni. Roberto nella vita lavora come commerciale e le sue principali passioni sono la pittura e la scrittura. Il suo romanzo parla di chi cerca la felicità negli altri, accorgendosi che tutto quanto, alla lunga, rischia di diventare piatto e monotono e di chi, invece, preferisce realizzarsi da solo, diventando un individuo a sé stante, in grado poi di accettare realmente qualcun altro nella sua vita.

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«È un po' il percorso che segue il protagonista della storia, il cui nome non viene mai rivelato, proprio a supporto della spersonalizzazione che vive nel romanzo e della volontà di emarginarsi dagli altri - spiega Roberto - Da qui il concetto degli uomini senza volto, una sorta di Vitangelo Moscarda di Pirandello, dove l'individuo non è nessuno e solo a contatto con gli altri acquisisce una sua identità. Non so dirti cosa scatti in una persona nel momento in cui decide di scrivere qualche cosa, immagino che per ognuno sia diverso - dice Roberto - Per me è stato come dipingere, è semplicemente qualcosa che si sente il bisogno di fare per stare bene. Se poi ne esce qualcosa di buono, allora può essere giusto vedere se anche qualcun altro apprezza e capisce quello che si è fatto. Per quanto mi riguarda, quello che scatta dentro è una sorta di competizione con me stesso per vedere se quello che faccio può effettivamente valere qualcosa o se è meglio lasciar perdere e andare a coltivarmi un orto».

Per Roberto tutta l'arte è interconnessa. «Nel libro si parla molto della dicotomia pittura-musica: non è stato semplice fonderle insieme e rendere l'idea a un ipotetico lettore del senso di un colore accostato a un altro che sulla carta stampata non c'è - afferma Roberto - O descrivere il suono di una canzone che non si sta ascoltando, e di come questo suono influisce su una pennellata e, infine, rendere il senso di musica e pittura che si uniscono per dare vita a un unico risultato finale. Non so nemmeno se sono riuscito nel mio intento ma credo che l'incontro tra pittura e scrittura stia proprio qui: nel riuscire a disegnare nella testa di qualcuno un'immagine che non si ha davanti agli occhi».

Roberto si è avvicinato alla pittura grazie a suo padre, valente pittore: «Sono cresciuto in mezzo ai colori e ai solventi, anche se ho iniziato a dipingere piuttosto tardi, intorno ai 23-24 anni. Solitamente dipingo paesaggi, urbani o naturali, e lo faccio seguendo i principi della pittura impressionista. Diversi miei dipinti si possono vedere sul mio profilo Instagram o Facebook, ma non ho molta pazienza con i social network, qualcosa c'è, ma non una vera e propria gallery - sorride Roberto che nel frattempo ha continuato a scrivere altre cose - Quello che mi ha portato al mio primo libro è stato un percorso lungo e sicuramente un'esperienza che insegna tanto; oggi nel cassetto ho diverse storie che ho scritto successivamente e che mi piacerebbe pubblicare».

Per spiegare cosa rappresenta per lui la creatività, Roberto la descrive come un disagio, «è qualcosa di fastidioso che senti e che ti porti sempre appresso e che va assolutamente liberato. Tipo uno starnuto. Nella consapevolezza che allo starnuto non puoi dare nessuna forma, a un'idea invece sì».
 

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