Modena: il Pd dopo il voto si lecca le ferite «Così si perde ovunque»
Direzione provinciale e assemblea riunite per riflettere dopo la batosta elettorale Boschini su Muzzarelli: «Oggi dobbiamo stare attenti anche ad installare i velox»
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MODENA. Il primo applauso arriva alle 21.35, quando il segretario Fava ringrazia Claudio De Vincenti, ministro uscente del Mezzogiorno la cui sconfitta nel collegio di Sassuolo, dove ha stravinto il centrodestra e il M5S è arrivato secondo, è un po’ l’emblema del 4 marzo del partito. Partito (democratico) che ieri sera si è ritrovato per la prima volta a Ponte Alto dopo la disfatta elettorale, per una direzione aperta anche ai membri dell’assemblea che ha esaminato i risultati delle elezioni politiche.
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Oltre a De Vincenti, a Ponte Alto è tornato anche Piero Fassino, un altro dei protagonisti della campagna modenese: l’ex sindaco di Torino è stato rieletto alla Camera nel collegio proporzionale di Modena e Ferrara. Una riunione molto partecipata - circa 200 i presenti, dai parlamentari uscenti agli eletti, dai consiglieri regionali ai sindaci - e introdotta dal segretario provinciale Davide Fava: «Tutti abbiamo fatto degli errori - ha spiegato - ma dobbiamo capire quali. Abbiamo parlato di crescita del Paese, ma i nostri interlocutori sembravano ancora più infastiditi mentre ne parlavamo». Il segretario si è quindi chiesto come ripartire: «Dobbiamo prendere tutti atto che si cambia - ha aggiunto - e che bisogna cambiare passo, che bisogna parlare con le persone con le quali non siamo riusciti a parlare».
Dopo aver ricordato che «noi non diciamo no alle olimpiadi come qualcun altro, ma facciamo cose come il “Modena Park”, Fava ha ricordato che la sua grande paura oggi è «di non riuscire a garantire ai miei figli lo scatto che invece c’è stato rispetto alla generazione precedente».
Dopo l’intervento del segretario è partito il dibattito, con il consigliere regionale Giuseppe Boschini che ha spostato l’obiettivo verso la cosa che oggi fa più paura, le amministrative 2019:
«Se il problema era solo Renzi - ha detto - adesso siamo a posto, ma io temo che ci sia qualcosa di più. Penso a Modena e all’Emilia Romagna: con i dati che abbiamo adesso, tra un anno i Comuni sopra i 15mila abitanti li perdiamo tutti. E’ cambiato il clima, ma in realtà era già un po’ di tempo che ci arrivavano dei segnali: a giugno dell’anno scorso, dopo le amministrative di Vignola, in direzione avevo detto che abbiamo perso il 33% dei nostri voti. Allora mi fu fatto osservare che quei risultati erano frutto di problemi locali, da Vignola a Montefiorino a Zocca, ma io sono convinto che sia necessario uscire da questa natura autogiustificatoria. Come ci presenteremo l’anno prossimo alle amministrative - ha aggiunto il consigliere regionale - dicendo che abbiamo governato bene e basta?».
Quindi, una stoccata inaspettata al sindaco Muzzarelli parlando di rapporto tra politica e tecnici: «Oggi dobbiamo stare attenti alle nostre tecnostrutture - ha detto ancora Boschini - che ci stanno portando giù. Le tecnostrutture sono quelle che in Regione ci portano a fare più tirocini, che senza dubbio vanno bene, ma che le persone oggi percepiscono come uno sfruttamento. Le tecnostrutture - ha aggiunto il consigliere giusto all’indomani della rimozione del velox in tangenziale, che sta per essere sostituito da un impianto molto più moderno e potente - sono quelle che ci portano a installare i velox…».
Per Boschini, insomma, la politica deve riprendere un ruolo centrale, imparando a comunicare le cose e non accontentandosi di dire di aver amministrato bene. Diamoci un programma di lavoro - ha concluso - per non perdere tutte le amministrative nel 2019». Dopo di lui ha preso la parola Stefano Vaccari, senatore uscente sconfitto dalla Lega nel collegio della Bassa: «Abbiamo provato a fermare uno tsunami con le mani - ha spiegato - e abbiamo fallito come argine alle forze antisistema, perché Francia e Germania hanno retto, ma noi no. Il 4 marzo abbiamo perso tutti per scelte sommate negli anni passati: le responsabilità sono diverse, e quelle di Renzi sono centrali, ma anche quelle del gruppo dirigente. Comprendere fino in fondo le ragioni di chi ha votato Lega e M5S e non bollarli solo come populisti.
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