Spese pazze, Leoni stangato anche dalla Corte dei Conti
I giudici contabili respingono l’appello e lo obbligano a restituire 13.500 euro L’ex esponente Pdl: «Per gli stessi motivi, Vecchi del Pd è ok e io no. Perché?»
«Non è possibile. Luciano Vecchi del Pd sì, io e Enrico Aimi del Pdl no. Stesse motivazioni nell’appello, stesse circostanze, due trattamenti opposti. Lo dico serenamente, vorrei che mi si spiegasse perché». Andrea Leoni, a lungo consigliere regionale di centrodestra e oggi completamente fuori dalla vita politica («Ho restituito la tessera ma seguo sempre, da privato cittadino», specifica) è amareggiato più che sorpreso. Ha appena saputo che a Roma la Corte dei Conti di secondo grado (la Prima sezione giurisdizionale centrale d’Appello) ha bocciato il suo ricorso sanzionandolo con una somma di 13.500 euro che dove restituire alla Regione Emilia-Romagna (stessa somma per il capogruppo Pdl Luigi Villani) per il rimborso ottenuto colposamente per spese ingiustificate dal punto di vista della casistica ammessa.
Siamo sempre nel campo delle cosiddetto “Scandalo spese pazze in Regione». Anche Leoni, come altri ex consiglieri modenesi, ha affrontato le due lunghe inchieste della Procura di Bologna poi riunificate a livello dibattimentale. Anche lui è stato condannato: dalla richiesta di 2 anni e 46 mesi del pm che gli contestava rimborsi in più per 160mila euro ne è uscito con una condanna in primo grado a 1 anno e 2 mesi per spese ingiustificate di complessivi 6mila euro: una differenza significativa. Leoni ha già fatto ricorso in Appello ma l’udienza è ancora da fissare. Nel frattempo, come per gli altri, la Corte dei Conti Emilia-Romagna si è occupata di una tranche di rimborsi successiva a quella esaminata durante il processo (nel suo caso il periodo da consigliere regionale 2008-11). «Hanno esaminato i rimborsi che ho chiesto nel 2012- spiega Leoni - e alla fine mi hanno contestato le richieste per spese che avevo sostenuto per trasferte, consulenze e affitti di sale per incontri. Siamo sempre nel campo delle contestazioni simili a quelle fatte ad esempio a Luciano Vecchi del Pd e a Enrico Aimi del Pdl. Le mie non sono state accettate. Devo leggere le motivazioni ma mi hanno detto che sono simili a quelle di Aimi».
In sostanza, quindi, i giudici contestavano le spese riferibili ad attività non strettamente legate alla carica istituzionale di consigliere regionale ma a quelle per attività di partito o simili. «In appello - replica Leoni - a Vecchi hanno dato ragione criticando anzi l’operato della Corte di Bologna. A me no e neppure ad Aimi. È normale pensare che ci sia stata una disparità di trattamento. Lo dico non tanto per i soldi, dato che sono coperto da assicurazione, ma per una questione di principio. Per questo andrò in Cassazione».
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