Truffe agli anziani, +47% in tre anni a Modena
«Organizzazione capillare, informatori locali, trasferte in massa e metà del bottino versata come pizzo ai clan camorristi»
MODENA. Le truffe organizzate ai danni degli anziani sono un nuovo settore criminale della criminalità organizzata? A giudicare dai numeri e dalle modalità con cui si stanno estendendo a macchia d’olio nella nostra città e in tutta la regione parrebbe proprio di sì.
A mettere in fila le ultime operazioni di polizia e carabinieri è Franco Zavatti (Coordinamento Legalità e Sicurezza della Cgil) che punta il dito sulle dimensioni di una piaga che coinvolge tutta Italia e che nelle nostre zone si manifesta con una virulenza sconosciuta.
Innanzitutto i numeri, sin troppo eloquenti. A Modena nell’ultimo triennio le truffe con i falsi danni assicurativi, sempre con anziani come bersaglio, sono aumentate del 47%, con 1.026 denunce nell’ultimo anno. A Bologna nel 2016 i verbali registrati con le truffe sono stati 2.792 , con una riduzione del 10% dal 2013. A Parma e Reggio, al di là delle cifre, contano le percentuali di aumento, sempre simili a Modena anche se leggermente inferiori, dal 42 al 44%.
Basta mettere in fila le ultime operazioni messe a segno dalle forze dell’ordine per capire il livello organizzativo delle gang criminali e il loro radicamento.
Con l’Operazione Avvoltoio i carabinieri del bolognese hanno denunciato i molti autori delle truffe, quasi sempre legati agli ambienti della camorra, che comunque versavano una tangente sulle truffe del 50% ai rispettivi clan di appartenenza.
Tre settimane prima, con l’operazione Porta a Porta, a Reggio Emilia sono stati scoperte 31 persone, tra loro collegate, che si presentavano come assicuratori, poliziotti, avvocati e carabinieri: tutti truffatori. Il bottino è attorno ai 400 mila euro.
Poco prima, a Pavullo, era stata bloccata una gang che aveva già messo a segno un centinaio di colpi. Senza contare quelli che restano coperti nei cassetti delle forze dell’ordine, che parlano quasi esclusivamente delle denunce andate a buon fine.
Dunque quante sono a oggi le truffe che vanno assegno e i cui responsabili continuano a colpire a ripetizione? Il controllo del nostro territorio da parte delle mafie è così forte che chi agisce tra Secchia e Panaro deve pagare ai clan la metà del bottino, come a Palermo e Napoli? E cosa offrono i clan malavitosi in cambio della loro cooperazione? Nel franchising criminale è indubbio che se intere banda di 40-50 persone si postano in blocco in una provincia, pronte a muoversi nella provincia a fianco dopo aver esaurito le possibilità di colpi fruttuosi, devono avere contatti e protezioni capillari.
Case, conti correnti intestati a prestanomi, automobili con le targhe non collegabili apregiudicate, pulite ai controlli su strada. E lo stesso vale per i documenti, ma soprattutto per la rete d’informatori che conosce i bersagli da “vendere” ai clan e che questi girano ai manovali delle truffe che hanno anche modenesi a disposizione, che parlano il nostro dialetto. Nomi e cognomi delle vittime, indirizzi, numeri di telefono di casa, cellulari, parentele, orari di visita e di uscita, luoghi di lavoro. Come fanno a sapere tutto?
«Sì, è un’analisi che portiamo avanti da tempo - conferma Zavatti - È impressionante la ragnatela che copre la nostra città e la Regione con i clan che controllano il territorio; i malviventi arrivano solo se ne hanno il permesso in cambio di una parte del bottino.
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