Bortolotti e il M5S puntano al Municipio: «Anche a Modena è tempo di svoltare»
Bortolotti (M5S): «Le Politiche solo il primo passo, alle Amministrative l’arroganza della giunta nel governare non pagherà»
MODENA. Quattro anni fa è stato il primo a portare al ballottaggio il centrosinistra nella storia di Modena. Oggi comincia a ragionare, ad un anno di distanza, per le Amministrative 2019 che metteranno seriamente in pericolo il governo Pd. Il quadro lasciato dalle elezioni del 4 marzo proietta una volta di più il Movimento Cinquestelle ad essere considerato in città come la prima alternativa. Quattro anni fa, lui, Marco Bortolotti, era candidato sindaco. Il prossimo candidato sindaco i grillini lo sceglieranno entro l’anno, per poi avere cinque mesi di intensa campagna elettorale.
Intanto, Cinquestelle a Modena oggi non significa più solo un piccolo gruppo organizzato, ma decine e decine di persone, tra attivisti e non, che con regolarità hanno iniziato i primi incontri per definire il programma elettorale di Modena. Per capire le proporzioni di quello che non è più solo un fenomeno, per capire cosa è oggi il Movimento Cinquestelle in città basti pensare che l’altra sera si sono messe a sedere 110 persone, ognuna delle quali rappresentante di lista in un seggio, con una copertura e una capillarità da fare invidia ai democratici.
Bortolotti, questi numeri dicono che a tutti gli effetti siete diventati un partito.
«Non lo siamo, non lo vogliamo essere».
Ma i numeri ormai tratteggiano altro: 16% alle Amministrative 2014, 26% il 4 marzo alla Camera nei seggi della città. Due storie diverse, certo, ma i dati dimostreranno pur qualcosa...
«Dicono che siamo cresciuti, che il Movimento non è un club chiuso a pochi e non si muove secondo logiche di potere ma semplicemente ha le mani libere di fronte ad ogni situazione e la gente ormai si è resa conto della profonda differenza che c’è tra noi e un partito tradizionale. Noi siamo liberi».
Si riferisce alla famosa “scrivania libera” della campagna elettorale di Muzzarelli?
«Mi riferisco a quello che abbiamo visto in questi anni. Arroganza e una capacità imperativa nel gestire la cosa pubblica che tutti hanno sotto gli occhi. Atteggiamenti che vanno molto al di là della normale dialettica politica. Mani libere? Ormai sono in pochi a crederci».
Fa riferimento a Vaciglio?
«Ma questo è un esempio. Avevamo iniziato la campagna elettorale quattro anni fa parlando solo del Sant’Agostino, oggi è un progetto che per lo più ci è stato nascosto e imposto, come avevamo previsto. Finiamo la legislatura parlando di Vaciglio. Vista la rilevanza dell’intervento urbanistico previsto e tenuto conto che è stata confermata la possibilità della Pubblica Amministrazione di tornare sui suoi passi in determinate condizioni, riteniamo opportuno che si proceda per stabilire la fondatezza e la sostenibilità economica di un provvedimento di revoca. Fino ad oggi abbiamo visto solo un sindaco andare avanti a testa bassa per non cambiare nulla rispetto a quanto progettato. E la colpa finisce sempre a noi o a Italia Nostra. L’esempio del perseverare è sui chioschi, che sono ancora lì».
Cosa manca oggi al governo della città?
«Trasparenza e coinvolgimento dei cittadini. Questo è alla base di tutto per rendere un Comune più vicino a noi, disponendo una riforma della macchina comunale e non quella rotazione di dirigenti che è stata solo uno spot di Muzzarelli. Lavoreremo su questo e mi piacerebbe che la spina dorsale del programma avesse sempre un risvolto sociale. Parlare cioè di sicurezza, uno dei primi problemi, intercettando davvero i bisogni dei cittadini e non slogan. E così declinando ogni bisogno, dalla mobilità alla scuola».
Concretamente può fare qualche esempio?
«Le sedi comunali sono uno spreco, vanno riorganizzate. La manutenzione della città deve avere un progetto strategico e non emergenziale. La sicurezza della città non può essere gestita dall’attuale comandante della Polizia Municipale: lo rispetto, ma non è adatto. L’elenco è lunghissimo».
Il concerto di Vasco lo avrebbe fatto anche lei?
«Dirlo adesso è facile, ma noi abbiamo sempre detto sì a patto di tutelare la città. E all’inizio questo non è avvenuto, basta vedere come è funzionata l’informazione per i cittadini. Concordo sul fatto che fosse una occasione da non perdere».
Il vostro candidato sindaco quando uscirà?
«All’inizio del 2019, quando avremo definito il programma coi cittadini».
Lei ci sarà?
«Io sono nel gruppo che sta lavorando al programma e si incontra con una certa frequenza. Ma con me ci sono decine di persone. Se vuole arrivare ad un nome, sapete bene che per il Movimento questo è l’ultimo problema. Sarà scelto secondo la prassi».
Presenterete anche voi la squadra di governo prima delle elezioni?
«Se non sarà un problema per le persone coinvolte, perché no? Ma oggi dirsi parte del Movimento significa anche esporsi a ricatti».
Il Pd e Muzzarelli dovranno temervi?
«Penso che debbano temere soprattutto quei comitati che decideranno di fare un passo deciso verso la politica».
Liste civiche unite?
«Non lo so, ma personalmente penso che la loro presenza sia scontata».
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