Gazzetta di Modena

Modena

NUOVA SEGNALAZIONE DA UN RESIDENTE 

Cave Rubbiani, il giallo del ferro

«La mia acqua non è a norma e non sono allacciato all’acquedotto»

2 MINUTI DI LETTURA





Un’abnorme concentrazione di ferro e un dubbio: «perché non sono allacciato all’acquedotto?».

La protesta di Paride Cintori giunge da via Cave Rubbiani.

Non lontano la Cava omonima, in cui nella seconda metà del 2016 furono riscontrati valori anormali di sostanze, tra cui l’ammoniaca. L’ammonio è presente nell’analisi condotta da un laboratorio privato. Il centro ha analizzato un campione dell’acqua prelevata dal rubinetto di casa Cintori il 20 dicembre scorso. Il residente è servito da un pozzo profondo 81,50 metri, come emerge da una scheda tecnica della Regione. Il valore dell’ammonio è di 0,1 milligrammi per litro, un quinto del limite di legge (0,5 milligrammi per litro). L’abitante è però preoccupato dal ferro, presente in 3.060 microgrammi per litro. Il limite di legge perché sia destinata al consumo umano è di oltre 12 volte più basso (250 microgrammi per litro). Le analisi condotte a valle della Cava nell’agosto 2016 avevano evidenziato una concentrazione di 251 milligrammi per litro, con un’incertezza di 99 milligrammi per litro. Non c’è incertezza, tuttavia, nel campione prelevato da casa Cintori. «Il campione prelevato, in base ai parametri chimici determinati, risulta non conforme ai sensi del decreto legislativo del 2 gennaio 2001», si legge nel rapporto di prova. Quell’acqua non sarebbe né potabile né utilizzabile per l’irrigazione di prodotti a consumo umano. «Non ho mai bevuto l’acqua dal rubinetto perché sapevo potesse essere inquinata - ha spiegato il residente - e ho messo i depuratori perché essa macchiava i sanitari. Quando avevo un altro pozzo per innaffiare le piante sono cresciute tutte gialle». Sul punto è già intervenuto a dicembre l’assessore all’Ambiente Giulio Guerzoni. «I pozzi privati, compresi quelli di via Cave Rubbiani, da sempre non sono pensati per l’uso potabile - ha precisato l’assessore -. L’area è servita dall’acquedotto pubblico, che fornisce le necessarie garanzie di potabilità». Poco prima l’Ausl definì le acque di quattro pozzi della zona «non accettabili per il consumo umano a cause delle colorazioni anomale e della torbidità che ne conseguono». All’assessore ha scritto Sabina Piccinini, consigliere comunale di San Cesario che segue la vicenda dall’inizio. «Se esiste uno strato di argilla continuo e impermeabile - domanda Piccinini - come c’è finita l’ammoniaca a una tale profondità (81,50 metri)?». Intanto, Cintori continua «da quattro anni» a chiedere l’allaccio all’acquedotto. (g.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google