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Cpl, il paradosso dei soldi dell’hotel a Ischia

Cpl, il paradosso dei soldi dell’hotel a Ischia

Per l’accusa nascondono la corruzione all’ex sindaco, che però è già stato assolto. Scarfato incalzato

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CONCORDIA. «Avete accertato se quei soldi fossero stati usati per pagare poi tangenti a pubblici ufficiali?».

«No, nessun utilizzo».

È uno dei passaggi salienti della terza udienza dedicata al maggiore dei carabinieri, Gianpaolo Scarfato, testimone del processo su Cpl e gli affari a Ischia. Il militare è stato a lungo incalzato, nel pomeriggio, dalle domande degli avvocati Michele Andreano (difensore di Francesco Simone), Michele Jasonni (Nicola Verrini) e la legale di Maurizio Rinaldi. Per tutti ha dovuto negare di averli visti movimentare denaro confermando anche come Verrini fosse diventato responsabile dell’area Tirreno dopo anni dalla metanizzazione del Comune isolano e Rinaldi, durante le indagini, non avesse più alcun ruolo dirigenziale in Cpl se non la presidenza dell’organo di vigilanza e di Cpl Distribuzione.

Soldi che però, per Scarfato e i pm Pasquale Mazzei e Marco Niccolini, in Italia sono tornati dalla Tunisia grazie ad alcune fatture pagate alla Tunita di Francesco Simone. «Non abbiamo visto le banconote - ammette il maggiore ricordando l’ormai famoso passeggino con i soldi dentro - ma ci sono le intercettazioni a raccontarcelo».

Il tribunale, presieduto da Pier Luigi Di Bari, prende nota e deve intervenire più volte per gestire gli scambi di battute tra pubblico ministero e legali della difesa. Il 5 aprile, alla ripresa delle udienze, Scarfato sarà di nuovo in aula per sottoporsi, prima di tutti, alle domande degli avvocati di Roberto Casari.

Il quale ieri mattina ha reso spontanee dichiarazioni sulla vicenda Ischia, sulle presunte assunzioni imposte dal sindaco Giosi Ferrandino (il pm Niccolini si è a lungo concentrato sulle intercettazioni tra i vertici Cpl sul business metanizzazione che stentava a decollare) e i contratti “vuoto per pieno” con l’hotel della famiglia del primo cittadino e dell’avvocato Massimo, consulente di Cpl.

A imporre l’intervento dell’ex presidente della coop di Concordia è stato un prospetto elaborato dagli investigatori sulla considerata anti-economicità degli accordi tra Cpl e l’hotel “Le Querce” a Ischia. Perché - è la ricostruzione del carabiniere - nel 2013 la coop ha speso oltre 146mila euro per tenere sette camere a disposizione a fronte di appena 42465 euro effettivamente utilizzati. E nei primi sei mesi del 2014 il contratto di 161mila euro è stato sfruttato per soli 8350 euro. «Quei conti - ha obiettato Massimo Ferrandino - riguardano i prezzi in convenzione perché se fossero stati a costo normale sarebbero stati molti di più».

E per Casari: «La Cpl ha tra le proprie finalità il benessere dei soci e delle famiglie: ogni anno spendevano 1,2 milioni per gite, attività, scuole... Ma di cosa parliamo? Le donne di Cpl andavano ad Ischia anche per insegnare a fare la pasta alle signore di là. Sento parlare di Giovanni Ferrandino? L’abbiamo licenziato perché guardava dei film porno...».

È rimasto a margine, ma è tema prioritario, un elemento non secondario sulla questione delle convenzioni con “Le Querce”. Secondo l’accusa della Procura di Napoli quella sproporzione tra costi ed effettivo utilizzo della struttura stava a mascherare un sistema corruttivo articolato a favore di Giosi Ferrandino. Ma nel processo di Napoli l’ex sindaco è stato assolto perché i giudici non hanno constatato la corruzione, che a Modena è in discussione a carico dei presunti corruttori. (fd)

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