Mori relatore “etico”: bufera sull’invito
Il generale ospite delle Camere Penali. Indignati Cgil, Pd, Leu, 5 Stelle, Libera. L’avvocato Sola: «Garantisti a senso unico»
Il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno: carabinieri di grandi imprese e anche imputati per fatti gravissimi. Per loro due assoluzioni alle spalle, certo ma ora anche una richiesta di 15 anni di carcere per il generale e di 12 anni per il colonnello nel processo sulla cosiddetta “Trattativa Stato-mafia”. Date queste circostanze, era opportuno chiamarli prima della sentenza come conferenzieri in Camera di Commercio davanti agli avvocati modenesi - e agli studenti del Barozzi - per un corso di aggiornamento deontologico? Ed era opportuno assegnare ai partecipanti tre “punti etici” per ascoltarli?
“PERPLESSITÀ”. La notizia del convegno che si terrà questa mattina dalle 9 in via Ganaceto è stata data due giorni fa: è un incontro organizzato dalle Camere Penali “Perroux” di Modena che, dopo l’ “Osservatorio” sui cronisti giudiziari modenesi torna a far discutere questa volta per un invito che sta scatenando una bufera. Dopo un infuocato articolo sul Fatto Quotidiano, il primo a intervenire è stato Franco Zavatti, il sindacalista Cgil da sempre attentissimo alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Che, a nome del sindacato, scrive: «Esprimiamo la nostra evidente perplessità in merito ai due “interventi” previsti nel programma: quelli del generale Mori e del colonnello De Donno. Pur riconoscendo l’alto livello del seminario, aggiunge Zavatti: «È evidente per ogni cittadino, lavoratore o professionista che fino alla condanna definitiva, per ogni imputato vale la giusta presunzione di innocenza. La nostra meditata perplessità si rivolge però alla opportunità e credibilità formativa - specie se rivolta alla deontologia del penalista - di personaggi coinvolti da accuse così gravi e preoccupanti. Insomma, chiamare imputati (seppure autorevoli) in un maxi-processo antimafia a fare scuola in un seminario formativo su criminalità organizzata/mafie, ci sembra inopportuno ed evitabile».
“COMPARSATA”. Indignata la reazione di Stefano Vaccari (senatore Pd nella scorsa legislatura e già componente della Commissione Antimafia): «Mi auguro almeno che, in un sussulto di orgoglio, non ci sia grande partecipazione tra i penalisti modenesi». E aggiunge sui relatori: «Cosa possono insegnare sull'etica questi due signori? Solo nel gennaio scorso, nel corso del processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, l'accusa ha chiesto condanne pesanti per Mori e De Donno. A queste condizioni, già sarebbe stato preoccupante chiamarli a parlare di criminalità organizzata tout court, ma che addirittura garantiscano l'acquisizione di crediti “etici” sembra stridente con il buon senso». «Nessuno li condanna preventivamente sulla base delle richieste del pm nel processo, ma questo non giustifica nemmeno assolverli altrettanto in via preventiva con comparsate pubbliche».
“INOPPORTUNO”. Maria Cecilia Guerra e Lucrezia Ricchiuti, esponenti di Liberi e Uguali, scrivono: «Crediamo del tutto inopportuna la partecipazione del generale Mori e del colonnello De Donno a un’iniziativa seminariale e formativa per giovani avvocati, sui temi del contrasto del terrorismo e delle mafie a Modena. Conferire loro il ruolo di didatti e di esempi è del tutto fuori luogo e l’organismo dell’avvocatura di Modena non fa un buon servizio ai giovani professionisti né alla comunità cittadina nel proporli come tali».
“UNA VERGOGNA”. Anche i deputati modenesi 5 Stelle stigmatizzano la scelta: «Scoprire che il generale Mori e il colonnello De Donno sono relatori a un seminario per cui verranno rilasciati crediti formativi in “etica” agli avvocati partecipanti, ci lascia alquanto perplessi. A nostro avviso non era proprio il caso. Si tratta di un'iniziativa vergognosa. Pensiamo a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino e a tutte le vittime di quegli anni oscuri, a tutte le persone che a pieno titolo potrebbero parlare di etica ma che oggi non ci sono più».
“MA QUALI FORMATORI”. Sul caso interviene anche l’associazione Libera con il presidente modenese Maurizio Piccinini: «Come riteniamo si debba rispettare appieno la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, pensiamo sarebbe stato saggio ed opportuno evitare la partecipazione di imputati di aver favorito una trattativa tra Stato e mafia, in qualità di formatori in iniziative tese a dibattere e consolidare la deontologia professionale di una qualsiasi categoria di professionisti. Tale scelta appare una sorta di legittimazione a priori di persone che hanno, a nostro avviso, il diritto dovere di esercitare i propri diritti ed essere giudicati nelle sedi preposte».
CAMERE PENALI. Alle critiche replica l’avvocato Guido Sola, presidente delle Camere Penali che organizzano l’incontro: «Non capisco perché Mori e Di Donno non posso dare lezioni con i nostri punti etici. Sono stati protagonisti di fondamentali missioni contro la mafia e il terrorismo, rosso e nero, e sono altamente qualificati a parlane. Ma l’aspetto che mi preoccupa di più da parte di chi si proclama pper la legalità e ci critica è il fatto che scorsa che si tratta di presunti innocenti, non di presunti colpevoli. Sono già stati assolti per due volte e anche se ci sono pesanti richieste di condanna del pm sono sempre presunti innocenti. Perciò ritengo che sia una violenza morale pretendere che queste persone non parlino in pubblico. Come si fa a ergersi garanti della legalità in spregio all’Articolo 27 della Costituzione? Aggiungo che non si può essere garanti solo con le persone che piacciono. Il garantismo vero non tollera i distinguo: vale per tutti». Aggiunge una nota congiunta delle Camere penali con l’Ordine Avvocati di Modena: «Stupisce che soggetti esperti e qualificati non colgano l'importanza dei principi costituzionali sopra richiamati e, di più, che decidano di ingerirsi nelle decisioni relative alla formazione degli avvocati che, al contrario, hanno ben presente quei valori, il loro significato profondo e quanto quotidianamente avviene nelle aule di Giustizia, ove è assai frequente la pronuncia di sentenze assolutorie». «Il seminario riguarda il difficile bilanciamento tra le esigenze di indagine per gravi fenomeni di terrorismo e di criminalità organizzata e i diritti di libertà dei cittadini».
Carlo Gregori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
