Sanitari non vaccinati? Fuori dai reparti a rischio
Un decreto della Regione obbliga alla profilassi per rosolia, varicella, morbillo e parotite sia medici che infermieri al lavoro in otto aree di cura degli ospedali
Dopo la notorietà per la primogenitura sull’obbligo di vaccini per gli scolari, la giunta Bonaccini vuole fare il bis con i sanitari negli ospedali.
Porte sbarrate quindi nei reparti ad alto rischio immunologico per sanitari che non siano immuni da morbillo, rosolia, varicella e parotite. Insomma, se i camici bianchi non risultano esenti dalle malattie più comuni tra i bambini ecco che scatta il divieto di permanenza nei reparti di oncologia, ematologia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, nei pronti soccorso e nei centri trapianti.
Mancano all’appello medici di infermieri di Rianimazione ma è una dimenticanza comprensibile, dato che per un tacito accordo tra chi lavora tra quei pazienti, il massimo delle vaccinazioni possibili è uno standard accettato e condiviso. Con chi ha le difese immunitarie vicine allo zero è inutile far correre altri rischi quando è in gioco la vita.
La decisione è contenuta in un documento redatto dai medici del lavoro delle Ausl, infettivologi ed esperti di università e Regione e approvato dalla giunta regionale con una delibera dopo un confronto con le organizzazioni sindacali.
Nel caso in cui venga accertata l'assenza di immunità nell'operatore (medici, infermieri e ostetriche) - perché già vaccinato o per aver già avuto la malattia - e il rifiuto o l'impossibilità a sottoporsi alla vaccinazione specifica, il medico del lavoro rilascerà un “giudizio di idoneità parziale temporanea”, con limitazioni a non svolgere attività sanitaria nelle aree ad alto rischio e a non prestare assistenza diretta a pazienti affetti dalle quattro patologie.
L'obiettivo, spiegano da Viale Aldo Moro, è quello di tutelare l'operatore stesso e i pazienti assistiti. Il documento è destinato sia al personale in servizio che al personale di prossima assunzione che, in caso di vittoria del concorso, dovrà soddisfare i criteri di immunità, oppure verrà destinato ad altri reparti.
«Dopo aver fatto da apripista con la legge sui vaccini obbligatori per i bimbi dei nidi - spiegano il presidente, Stefano Bonaccini e l'assessore Sergio Venturi - questo documento introduce elementi di garanzia e tutela, per chi cura e per chi è curato».
Ripartiranno le polemiche sulle vaccinazioni obbligatorie? Molto probabile visto che per i sanitari si parla di obblighi per adulti e solo per quattro patologie che vengono rese inerti da molti decenni sin dall’infanzia. La polemica dei “no vax” invece punta il dito contro le supervaccinazioni da dieci malattie alla volta sui più piccoli. Resta il fatto che in Emilia Romagna su 464 casi di morbillo ben 61 hanno riguardato operatori sanitari. E la Regione non vuol sentir ragioni sugli agenti patogeni per via ematica: tolleranza zero.
Saverio Cioce
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