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Un romanzo racconta il tunnel dell’anoressia e indica la via d’uscita

di Ombretta Guerri
Un romanzo racconta il tunnel dell’anoressia e indica la via d’uscita

Cecilia Valenti affronta il tema dei disturbi alimentari  in “Dieta, bugie e amore”. Ecco i campanelli d’allarme

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“Dieta, bugie e amore”. Si intitola così il libro di Cecilia Valenti (Ed. Artestampa, p. 141), nutrizionista ed esperta di disturbi alimentari.

Cecilia racconta la storia di Luciana e attraverso un romanzo cerca di far riflettere e sensibilizzare su un tema delicato e purtroppo sempre attuale come quello dei disturbi alimentali.

Come mai ha deciso di scrivere questo libro dopo anni di esperienza come nutrizionista?

“Proprio dopo tanti anni di esperienza nel campo dei Disturbi Alimentari ho realizzato che mancava un modo per arrivare a chi ne soffre e non ne ha una totale consapevolezza... In termine tecnico si parla di egosintonia, in altre parole è la tendenza a confondere i sintomi del problema con caratteristiche proprie. Per questo ho pensato a un romanzo che può attirare chiunque e non al solito saggio. Il libro è pensato per essere accattivante in modo trasversale con una bella storia d’amore, lo stile è piacevole e a tratti divertente, mentre chi si riconosce nella protagonista potrebbe essere invogliato a cercare ulteriori risposte e scoprire che oggi è possibile guarirne. Questo in poche parole mi ha spinta a scriverlo”.

Che caratteristiche deve avere secondo lei un rapporto sano con il cibo?

“Il cibo ci fornisce energie e nutrienti fondamentali per la crescita, per la sopravvivenza e per la salute. Il cibo assolve anche ad altri significati, sappiamo che ha funzioni edonistiche e qui a Modena abbiamo maestri chef che ce lo ricordano! Fino a qui è tutto sano. Il problema è quando diamo al cibo dei significati sovra strutturati, positivi o negativi: il cibo che viene usato come consolazione, come ansiolitico o come sostituzione di altri bisogni porta a un comportamento che non è più sano. Altrettanto pericolosa è l’eccessiva paura verso certi alimenti o intere categorie di cibi, fomentata dalle dilaganti fake news su diete e alimenti”.

Ci sono situazioni di vita che possono portare più facilmente a sviluppare problemi di alimentazione?

“Per l’anoressia e per la bulimia, negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo abbassamento dell’età dell’esordio, siamo comunque nell’adolescenza. Le situazioni non sono ben codificate, dovremmo guardare con più attenzione alle difficoltà della crescita incontrate in questo periodo della vita, e più in generale a un mondo che spinge all’idea che la magrezza è importante per affermasi come persone e tende a stigmatizzare il sovrappeso e l’obesità fino ad un vero e proprio bullismo che sfocia nei fatti di cronaca di cui sentiamo parlare tanto in questi giorni”.

Ci sono personalità che possono portare più facilmente a sviluppare problemi di alimentazione?

“Diciamo che è un problema molto ‘democratico’, non fa grosse differenze. In generale possono avere una maggiore predisposizione coloro che hanno una storia pregressa di discriminazione per il peso o di altro tipo; chi nel periodo dell’adolescenza ha grandi difficoltà d’inserimento nel gruppo dei pari; chi ha problemi interpersonali; chi ha un perfezionismo clinico nucleare; chi ha una bassa autostima o fatica a gestire le proprie emozioni. Tuttavia non possiamo basarci su questo per fare diagnosi e nemmeno prevenzione poiché non sono escluse le persone che non rientrano in questo quadro”.

Qual è l’elemento più importante che può portare alla guarigione?

“Ad oggi non conosciamo ancora tutti i perché certe persone arrivano a una totale remissione. Per ora possiamo solo dire che nel caso di una forma anoressica, iniziare una terapia adeguata entro due anni dall’esordio è fondamentale. Mentre per la forma bulimica una storia di lunga durata ha una prognosi più favorevole”.

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