Gazzetta di Modena

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Il progetto per pensare in 3d alle medie

di Agnese Beltrami G.
Il progetto per pensare in 3d alle medie

Alle Lanfranco l’esperimento unico in Europa della prof Vignocchi: «Stimoliamo i ragazzi al disegno per grandi aziende»

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Alla media Lanfranco si lavora al progetto “Dal pensiero alla realtà”. Primo e unico in Europa, serve ad insegnare educazione tecnica con la tecnologia 3D.

Lo scopo: far apprendere ai ragazzi competenze tecniche e logiche specifiche legate all’utilizzo del programma Cad “Catia V5” che prevede la progettazione tridimensionale di oggetti in 3D. L’idea nasce dall’esperienza lavorativa e professionale della docente Daniela Vignocchi che lo utilizza nelle sue classi seconde e terze delle Lanfranco.

Il progetto è stato sponsorizzato da “Dassault systemes”, una società europea del settore software che sviluppa soluzioni di progettazione in 3D tra cui il programma Catia, e da “Cadland”, azienda che opera nel settore Plm (Product Lifecycle Management, Cad, Cam, Cae) che supporta lo sviluppo dei prodotti industriali con tecnologie innovative per la progettazione, la realizzazione e la gestione dei processi di fabbricazione.

La sua realizzazione è stata possibile anche grazie all’importante contributo dei genitori che ha consentito di allestire un laboratorio informatico con un computer a disposizione per ciascun alunno.

Ma di cosa si tratta esattamente? Cos’è Catia V5 ? Lo abbiamo chiesto direttamente alla professoressa Vignocchi.

Prof, dove ha imparato questo programma così esclusivo?

«Il programma viene utilizzato nelle aziende automobilistiche (Ferrari, Lamborghini) per realizzare parti di auto e del motore e nel settore navale e aerospaziale. Io ho cominciato ad utilizzarlo quando lavoravo in azienda, nell’ufficio tecnico e progettavo motori».

Perché lasciare l’azienda?

«Ho lavorato prima in un’azienda che faceva progettazione per conto terzi e successivamente in un’altra che realizzava oggetti per prototipazione rapida (stampa in 3D) che venivano commissionati dall’esterno (per esempio Ferrari e anche da aziende automobilistiche estere). Ho insegnato per anni “Costruzione di macchine 2” al quinto anno di ingegneria e ho insegnato ad utilizzare questo programma presso aziende e al “Master del veicolo”, un master specialistico post laurea, per ingegneri. Ho insegnato lì per tanti anni, sia la progettazione dei motori, che la modellazione perché nel frattempo avevo scritto un libro sulla modellazione 3D, “Progettare con Catia V5”. La prima edizione è uscita nel 2004. Ho lavorato anche nel settore edile, poi ho scelto di insegnare ai ragazzi, ho fatto il concorso ed ora sono qui».

È un programma che si installa nel computer?

«Lo acquistano le aziende, è molto costoso, viene utilizzato perché è molto performante. Esiste una versione educational per le scuole e le università, a prezzi più contenuti. È particolarmente intuitivo e per le cose complesse è relativamente semplice. Ho voluto fare questo esperimento e provare a vedere se, anche con i ragazzi di 14 anni, poteva essere qualcosa di semplice. L’ho insegnato in azienda a persone di ogni età anche a chi aveva oltre 50 anni, ed erano abituate a disegnare in 2D, avevano la mentalità di vedere un oggetto disegnato su un foglio di carta, invece qui si tratta di cambiare modo di pensare. Mi sono detta “Provo a vedere con questi ragazzi che sono nati in una società “digitale”, quindi hanno un mentalità diversa, ma ancora nella scuola sono abituati ad utilizzare tecniche di disegno che sono quelle di 50 anni fa. Mi hanno stupito: proponendo attività adatte a loro, si riesce a sviluppare una logica di lavoro che può essere utile anche in altri settori. Ai ragazzi piace».

Ha detto che è un programma costoso, come ha fatto la scuola a comperarlo?

«Noi non lo abbiamo acquistato. Ho elaborato il progetto e lo ho inviato via mail a Cadland. Attraverso questa azienda la richiesta è arrivata a Dassault Systemes che ha sponsorizzato questo progetto, fornendoci il programma in uso gratuito».

Se un ragazzo viene assunto in azienda, non è più richiesta la competenza di saper disegnare in 2D?

«Nessuna azienda disegna più in 2D. È fatto tutto al computer. Tuttavia saper realizzare uno schizzo a mano è importantissimo per un tecnico, ad esempio per comunicare con le persone che realizzano il pezzo».

È stato difficile far intraprendere questa attività ai ragazzi?

«L’hanno trovata sì difficile ma affascinante, per cui sono stati molto stimolati nel cercare di voler fare e capire. Hanno realizzato una scritta in 3D, una pala idraulica, un albero di Natale, un manovellismo, una struttura reticolare e il progetto di un’automobilina realizzata con bottiglia di plastica, tappi e cannucce».

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