Si ribella ai suoi tre sfruttatori «Minacciavano la mia famiglia»
CASTELFRANCO. Una ragazza coraggiosa, arrivata in Italia su un gommone sognando di fare la collaboratrice domestica e invece finita invece a prostituirsi in strada. Ma lei, che ora ha 20 anni e nel...
CASTELFRANCO. Una ragazza coraggiosa, arrivata in Italia su un gommone sognando di fare la collaboratrice domestica e invece finita invece a prostituirsi in strada. Ma lei, che ora ha 20 anni e nel 2015 era ancora una ragazzina, anche grazie all’aiuto di una onlus, ha deciso di denunciare, consentendo tre arresti per i reati, tutti “aggravati e continuati in concorso”, di prostituzione minorile, reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le tre persone, il cui arresto è stato disposto del gip di bologna Letizio mMgliaro su richiesta del pm della Dda Stefano Orsi, che ha coordinato le indagini della squadra mobile, sono due sorelle di 23 e 35 anni, Mabel Ohionmwonbor e Mary Odia, e un uomo di 38 anni, Frank Agbai, tutti nigeriani. L’ex fidanzato di Mabel è indagato a piede libero.
La ragazza sfruttata ha spiegato, nelle denunce presentate tra fine maggio e giugno 2017, che nel luglio 2015 Agbai si era presentato dalla sua famiglia in Nigeria, proponendo alla madre di mandarla in Italia, dove avrebbe lavorato come collaboratrice domestica per una famiglia nigeriana, pagando 35mila euro. Non avendo idea dell'entità della somma, e dal momento che la famiglia era in cattive condizioni economiche, la madre ha accettato, e la giovane è partita assieme all'uomo per la Libia, dove è arrivata dopo un viaggio di 10 giorni.
Lì ha atteso tre settimane in un capannone in cui erano ammassate, in condizioni igieniche pessime, tante persone, in attesa dell’imbarco. Ha quindi raggiunto Napoli e poi Castelfranco, ospite a casa di Mary, dove vivevano anche il fidanzato di Mabel e dei bambini, probabilmente i loro figli. Inizialmente, vedendo i piccoli, la 17enne si era illusa che avrebbe davvero lavorato come collaboratrice, ma si è insospettita quando ha visto che in quella casa vivevano altre due ragazze, che si stavano preparando per uscire indossando abiti molto succinti. Poco dopo, infatti, Mabel le ha confermato che avrebbe dovuto prostituirsi per ripagarsi il viaggio, e l’8 settembre 2015 la ragazza è stata portata a lavino (Bologna), dove il primo giorno, racconta, ha incassato 190 euro. In poco più di un anno, stando al racconto della giovane, confermato dalle cifre annotate su due diversi quaderni da lei e dalle due sorelle arrestate, le avrebbero preso circa 29mila euro.
Dopo una tappa a Carpi e il ritorno a Castelfranco - a casa di una coppia con figli - è arrivata un’altra imposizione: prostituirsi di notte. La giovane si è opposta e nonostante le minacce di ritorsioni verso la sua famiglia in Nigeria, si è rivolta alla onlus “L’albero di Cirenè”, andando poi a raccontare la sua storia alla polizia.
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