Caso Master Fit, via tutto: la palestra adesso è vuota
Ieri mattina un camion ha caricato le ultime attrezzature dai locali della Corassori Lo stupore dei clienti che hanno chiesto anche l'intervento delle forze dell’ordine
Davanti agli occhi di alcuni clienti prontamente giunti sul posto, attoniti, e in mezzo al via vai degli avventori della Corassori, la palestra Master Fit ieri mattina è stata svuotata anche degli ultimi macchinari che restavano al suo interno. Non tanti, ma sufficienti per riempire un camion e un altro furgoncino della ditta incaricata di portarli altrove. Decine le segnalazioni arrivate sin dal primo mattino, una delle quali ha portato anche due volanti della polizia a capire cosa stesse accadendo. Nessun mistero, questa volta, a differenza di quanto si era verificato nella notte successiva alla chiusura della palestra per morosità (40mila euro tra affitto e utenze), quando gran parte delle attrezzature erano state sottratte senza che nessuno si accorgesse di nulla: Riccardo Manara, il “consulente” di Master Fit, ha aperto la porta della palestra ai facchini in compagnia del rappresentante di una ditta della provincia modenese che vende attrezzature sportive. Quest’ultimo, identificato dagli agenti assieme a Manara, ha affermato ai presenti di avere l’autorizzazione per recuperare quanto ancora all’interno della palestra, visto che il materiale fornito era stato pagato solo in parte da Master Fit. L’azienda in questione, contattata nel pomeriggio, ha preferito tenere il suo nome al di fuori di questa vicenda, aggiungendo di essersi mossa a livello legale. In molti si sono chiesti come tutto questo sia potuto accadere, alla luce di quanto emerso nelle ultime settimane. La realtà amara è che, almeno allo stato attuale delle indagini, Manara aveva titolo per accedere nei locali e anche per liberarli. Nessun sequestro è in atto – l’udienza per disporlo sarebbe il 19 aprile – e già nei giorni scorsi Coop Corassori ha spiegato di voler risolvere la questione “bonariamente”, chiedendo a Master Fit la risoluzione del contratto: è questo lo scenario più rapido, pur se economicamente svantaggioso, per liberare i locali prima del 24 aprile, quando sarebbe programmata l’udienza per lo sfratto esecutivo. L’intenzione è poi quella di trovare in fretta un gestore serio con cui tutelare gli abbonati che, come altre centinaia di clienti di palestre del Nord, si sono ritrovati vittime di un meccanismo ben collaudato dalla Essemme di Padova e dall’Inline Italy di Pesaro. (m.c.)
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