Gazzetta di Modena

Modena

Gli studenti del Fermi a tu per tu coi detenuti

di Gabriele Farina
Gli studenti del Fermi a tu per tu coi detenuti

Esperienza di grande impatto emotivo per la classe 5E dell’istituto tecnico che ha incontrato alcuni coetanei a Sant’Anna grazie al progetto con Csi e Corni

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Ventuno studenti a lezione con i detenuti. Le ragazze e i ragazzi della 5 E dell’istituto Fermi hanno intrapreso un percorso sul viaggio. Lo condividono con una ventina di persone ospiti del Sant’Anna, alcuni quasi loro coetanei. Frequentano la sezione distaccata dell’istituto professionale Corni e hanno trovato nei visitatori un’occasione per maturare insieme. «S’è creato un clima molto intenso di empatia e di ascolto, di voglia di capire e di conoscere», ha spiegato Annalisa Gandini, professoressa di religione che segue il progetto. «Mi ha colpito soprattutto il rapporto creatosi quasi fin da subito - ha confermato la studentessa Giulia Ghirelli - sin da quando siamo entrati. Ho notato persone molto intelligenti, che hanno fatto discorsi non semplici, non scontati. Il dialogo è stato molto attivo da entrambe le parti, così il distacco è stato subito eliminato e dialogavamo senza problema». I due gruppi del Fermi e del Corni si sono preparati sullo studio di un testo. Hanno letto “Eveline” di James Joyce, racconto di viaggio contenuto ne “La gente di Dublino”. Carta e penna alla mano, hanno affrontato in gruppi una riflessione sul testo e sulle domande da porre ai carcerati. Emanuela Carta del Csi, associazione che partecipa al progetto, e l’insegnante Sandra Pini hanno spiegato loro come si sarebbero dovuti muovere una volta presentatisi davanti ai cancelli del Sant’Anna. In seguito è arrivato il momento di varcarli. «All’inizio ero abbastanza tranquilla - ha fatto eco Alice Bruni, compagna di classe di Giulia - perché non capisci come si sta dentro il carcere fin quando non entri. Una volta dentro, abbiamo dovuto posare i telefoni e abbiamo pensato che dev’essere devastante per loro stare senza: per noi è fondamentale. Anche vedere le inferriate e le grate è abbastanza duro. Pur avendo commesso reati, alcuni carcerati devono aspettare il giudizio. Siamo stati dentro tre ore e non possiamo aver capito tutto, per quanto un’idea sia arrivata bene. All’inizio loro erano riservati e non capisci perché possano essere lì dentro: sembrano genitori, fratelli, amici». Il piccone per rompere il ghiaccio è stato il viaggio, sempre meno quello di Joyce e sempre più quelli personali. «Abbiamo discusso del tema con i carcerati - ha ripreso Alice - e ci hanno descritto alcuni viaggi. Un paio di ragazzi sono arrivati dal Nord Africa senza nulla». Non è stato l’unico resoconto che ha stupito gli studenti del Fermi. «Hanno vissuto esperienze completamente diverse da noi - ha ribadito Mario Lei, anch’egli maturando di V E - per esempio un signore è partito per la Scandinavia senza programmare nulla: ha preso ed è andato». L’empatia è valsa da una parte e dall’altra. «Un ragazzo aveva talmente voglia di liberarsi - ha aggiunto Alice - che ci ha raccontato del reato che ha commesso: ci è sembrato uno sfogo». I due gruppi torneranno a lavorare insieme il 23 aprile per un altro incontro sul tema del viaggio.

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