La lunga marcia dei vincitori di lotta o per quale governo?
Nessuno può sapere oggi se le prove d’intesa post 4 marzo tra 5Stelle e Lega porteranno a un accordo di governo. Ma il senso ultimo del voto nazionale, cioè la vittoria delle forze che interpretano...
Nessuno può sapere oggi se le prove d’intesa post 4 marzo tra 5Stelle e Lega porteranno a un accordo di governo. Ma il senso ultimo del voto nazionale, cioè la vittoria delle forze che interpretano con più efficacia l’insoddisfazione, la protesta, il desiderio di rivalsa non ha perso peso in queste due settimane, anzi: la considerazione che ciò che unisce Di Maio e Salvini sia alla fine più (o più pesante sul quadro politico come nella percezione degli italiani) di ciò che divide si fa strada. Approfittando dei travagli degli sconfitti come del vento del consenso che si fa un baffo degli allarmi europei e delle perplessità residue di un establishment messo alle corde. Si vedrà: si vedrà soprattutto se i campioni delle urne hanno come obiettivo davvero la responsabilità di governo o preferiscono inseguire un nuovo appuntamento elettorale per consolidare ulteriormente i loro numeri, le loro posizioni attualmente di forza, seppur relativa. L’attenzione alle loro strategie, al loro modo di porsi al bivio tra lotta e governo che in passato ha già fatto politicamente tante vittime in Italia, è alta anche in sede locale. Modena e la sua provincia, ad esempio, vivranno fra un anno una tornata di voto amministrativo fondamentale. Qui l’avanzata dei 5Stelle è stata importante, ma in parallelo (soprattutto nei centri meno grandi) la Lega ha fatto anche di più. Per entrambi all’orizzonte c’è la possibilità di sferrare un colpo forse letale per lo storico predominio rosso sull’Emilia. Ma come? Soffiando semplicemente, per un altro anno, sul fuoco del “gli è tutto da rifare”? Invocando un repulisti che va dagli apparati di governo territoriale alle strade troppo frequentate da immigrati di provenienza più o meno regolare? Lavorando con solerzia e tempestività su ogni embrione di insoddisfazione perché ne nasca un comitato pronto a trasformarsi in una lista civica? Potrebbe anche bastare per veder trionfare qualche sindaco, se magari la selezione dei candidati sarà più lucida e perspicace di quel che tante volte è successo, se ai ballottaggi la conversione degli umori contro sarà naturale anche se non ufficiale come a Torino o Roma. Ma l’esperienza racconta, soprattutto per M5S, che la pratica di governo è cosa diversa dalla campagna elettorale perenne (o lunga un anno). E la capacità di proporsi come interlocutori concreti e non solo sensibili a un tessuto sociale che a Modena non è quello fragile del sud Italia e neppure quello iper identitario delle valli lombarde e venete vale forse una riflessione. Anche per decidere se marciare in parallelo contro un nemico comune o mettersi subito in competizione semplicemente per accaparrarsi la fetta più grande dello stesso mercato elettorale, già favorevolmente orientato o almeno curioso. Non crediamo sia (o sia ancora) l’Emilia, tanto meno Modena, una terra disposta a cambiare pur di cambiare, o tanto per cambiare. Vorrà sapere bene cosa sta scegliendo, perché qualcosa (o molto) da perdere, qualcosa (o molto) creato con le proprie mani e la propria storia, ce l’ha ancora.
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