La marcia per la pace che nasce dai ragazzi
“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne, sono le armi più forti”, ci esorta a riflettere il premio Nobel per la pace Malala Yousafzai, ricordandoci che la cultura è sempre stata la...
“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne, sono le armi più forti”, ci esorta a riflettere il premio Nobel per la pace Malala Yousafzai, ricordandoci che la cultura è sempre stata la strategia umana più efficace contro qualsiasi tipo di avversità.
Non possiamo più limitarci a guardare, riducendoci ad essere spettatori passivi di uno spettacolo tragico, non tanto distante dalla nostra quotidianità, come può dimostrare la strage avvenuta il 14 febbraio di quest’ anno all’ interno della Marjory Stoneman Douglas, scuola superiore americana della Florida meridionale. Sono partiti da qui, spinti dal desiderio di cambiamento positivo, alcuni ragazzi del liceo Muratori San Carlo di Modena che invitano a fare un passo avanti, metaforicamente e letteralmente, partecipando alla marcia pacifista che si terrà sabato 24 marzo dalle ore 12 alle 13. La manifestazione avrà luogo al parco Novi Sad, per poi continuare in direzione di piazza Grande, dove, per concludere, numerose associazioni locali, quali Tam Tam e relativi sottogruppi, terranno discorsi inerenti all’importanza della pace e della non violenza: «La partecipazione e la collaborazione di ciascuno possono risultare decisive per la realizzazione di un mondo che, per quanto utopico possa sembrare attualmente, un giorno potrebbe essere la nostra realtà», dicono gli organizzatori.
Che continuano: «Siamo davvero così abituati a notizie disastrose riguardanti guerre e stragi improvvise da non renderci conto di quanto la violenza ci stia portando verso la nostra stessa distruzione? Consapevoli di ciò che sta accadendo nel nostro mondo a persone tali e quali a noi, preferiamo vivere con una benda sugli occhi, per non dover affrontare direttamente gli orrori che si stanno impossessando della nostra società. Un nuovo giorno, un nuovo attacco, e così continuiamo ad allontanarci dalle inevitabili conseguenze della violenza, riparandoci dietro uno schermo elettronico, o una pagina di giornale».
Barbara Panza
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