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Modena: spaccio, blitz e sequestri da 100mila euro

di Stefano Totaro
Modena: spaccio, blitz e sequestri da 100mila euro

Dopo segnalazioni a Baggiovara e in viale Medaglie d’Oro i militari arrestano due pusher nel cuore dei quartieri residenziali

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MODENA. Un blitz da almeno centomila euro e che ha permesso di estirpare due spine nel fianco nella zona di Baggiovara e in quella di viale Medaglie d’Oro, aree residenziali dove da tempo i residenti richiedevano interventi perché le loro strade, a qualsiasi ora del giorno, erano diventate un mercato per gli affari di droga, con tutto quello che ne consegue: via vai di nullafacenti e di personaggi poco raccomandabili, furti negli appartamenti, nei garage e nelle auto, gruppetti di persone mai viste in zona che ormai erano diventati stanziali. I carabinieri si sono dati da fare e i militari del Nucleo investigativo, come segugi, hanno individuato le loro prede e non le hanno mollate per due giorni interi, studiando il giro, il modus operandi, gli spostamenti e i luoghi degli affari.

E alla fine, dopo blitz, perquisizioni in due appartamenti e in alcune vetture, sono stati recuperati 36mila euro in contanti, trovati sui tavoli e sui comodini in buste, in pacchetti semplicemente appoggiati in casa come fossero sigarette, un Rolex Daytona da 11mila euro, un chilo di cocaina pura, grezza, ancora in sassi, panetti di hascisc per mezzo chilo e un bel pacco di marijuana da un chilo. Siamo sui 70mila euro circa di valore. Tutto questo, Rolex compreso, nelle possibilità di due cugini albanesi nullafacenti, uno di 36 anni, il capo, con precedenti specifici e continuati negli ultimi cinque anni, l’altro un ventunenne, un factotum spesso in azione durante le consegne. Come detto i carabinieri, in borghese per non essere scoperti né dai clienti né dagli spacciatori, hanno iniziato a setacciare la zona di Baggiovara. La loro attenzione si è concentrata soprattutto in stradello Fossa Burracchione, dove convergevano parecchie segnalazioni di via vai quotidiani. Lì c’era un’auto sospetta, una vecchia Nissan Micra, intestata ad un albanese (estraneo per ora al traffico di droga). Gli investigatori hanno notato che, in pratica, era l’auto di rifermento per le compravendite: quelli che poi si sono rivelati essere gli spacciatori, i due albanesi cioè, in occasione di vendite arrivavano a bordo di un’altra auto (solitamente una Mercedes Classe B), scendevano, salivano sulla Micra, a volte la spostavano, poi arrivava il cliente che, a sua volta, saliva sulla Mirca. Altre volte lo scambio soldi-droga avveniva da finestrino a finestrino. Scoperto dunque e documentato il traffico, i carabinieri hanno seguito i due sulla Mercedes sino in via Jori, la casa del 36enne dove poi è scattato il blitz. Una volta all’interno c’erano piccoli quantitativi di droga ma c’erano ben 36mila euro in contanti e il Rolex da 11mila euro. In casa c’erano le chiavi della Micra, che ovviamente è stata perquisita: era davvero un’auto della droga, perché sotto al sedile anteriore c’era circa mezzo chilo di cocaina. Il tour dei carabinieri con i due cugini spacciatori ha successivamente fatto tappa in via della Cella, laterale di viale Medaglie d’Oro. Nella casa di Baggiovara c’erano infatti anche le chiavi di un altro appartamento, quello dove il 36enne, per passati affari di droga, aveva trascorso un periodo agli arresti domiciliari. Viene da considerare che aveva avuto il tempo e il modio di organizzarsi bene perché anche in via della Cella era stato creato un giro simile a quello di Baggiovara. I militari, dopo aver perquisito l’appartamento e trovato 2mila euro, hanno notato le chiavi di una Toyota. Sono scesi in strada, hanno aperto la Toyota ma non c’era nulla di interessante. Ma poco più in là c’era una Opel Agila, una di quelle auto che i cittadini più volte avevano segnalato in occasione di spaccio in strada. Guarda caso l’Agila era intestata allo stesso albanese della Micra. I carabinieri la perquisiscono e nel baule ecco che spuntano un chilo di marijuana e mezzo di hascisc. I due cugini sono stati arrestati. In attesa del processo sono stati messi in stand by comodamente agli arresti domiciliari, uno in via Jori l’altro da una sorella a Treviso. Evidentemente il carcere era troppo per loro.
 

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