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Arletti: «Fondazione, non sarò tra i candidati»

di Serena Arbizzi
Arletti: «Fondazione, non sarò tra i candidati»

Il titolare della Chimar nel 2014 ritirò la propria disponibilità tra le polemiche «Se Schena è stato bravo in questi anni perché non considerarne la rielezione?»

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La tornata elettorale delle politiche si è conclusa da poco più di due settimane e già si entra nel vivo di altre candidature. Sarà una primavera calda per quanto riguarda l’elezione del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi: se, da un lato, si assiste alla ricandidatura dell’attuale presidente Giuseppe Schena, dall’altro, il nome dell’ingegnere Corrado Faglioni, titolare di Enerplan è sempre più accreditato per la corsa alla guida dell’ente di via Sardegna. In molti guardano a questa che a tutti gli effetti sarà una campagna elettorale. Tra questi, un protagonista del mondo dell’economia, Giovanni Arletti ,titolare di Chimar, il quale, quattro anni fa, fece un sondaggio per candidarsi a sua volta alla presidenza della Fondazione. Poi ritirò la propria candidatura tra le polemiche perché, disse “tutto è già deciso”.

Nel 2014 avrebbe voluto candidarsi alla presidenza della Fondazione Crc. Perché la ritirò ?

«È già tempo di rinnovo? - risponde Arletti - I cambiamenti sono molto importanti, noi lo viviamo tutti i giorni in azienda. È opportuno valutare bene le capacità professionali dei candidati alle cariche della Fondazione perché restano in carica quattro anni, se si sbaglia persona si crea un danno per la collettività. Non conosco in dettaglio i progetti realizzati dalla Fondazione in questi ultimi quattro anni. Per quanto riguarda la nomina del presidente, nel 2014, feci un sondaggio, la maggioranza dei consiglieri era già impegnata sul candidato che poi è stato nominato presidente».

Sta ripensando a una possibile candidatura per le nuove elezioni che ormai incombono?

«Lo desideravo nel 2014 perché mi avrebbe fatto piacere impegnarmi su un progetto importante per Carpi. Oggi, settantenne, la cosa più preziosa che ho è il tempo e quello che mi rimane devo usarlo bene, riducendo un po’ gli impegni e dedicandomi ai miei nipotini e alla mia famiglia. Inoltre, sono vicepresidente della Fondazione per l’università Sophia con sede in Toscana».

Sullo scacchiere sono due nomi ormai certi sul tavolo: Schena e Faglioni.

«La missione della Fondazione è quella di erogare risorse prodotte dagli investimenti e rivalutare il patrimonio. Questo è quello che immagino abbia fatto Schena: se è stato bravo e ha rivalutato i 320 milioni che ha trovato dalla gestione precedente, perché non prendere in considerazione la sua candidatura? L’ingegner Faglioni lo conosco poco, non conosco le sue competenze».

Come pensa che finirà?

«Chi entra in consiglio d’indirizzo, in consiglio d’amministrazione o assume la presidenza si carica della responsabilità delle proprie decisioni e deve farlo con trasparenza e rendere conto delle scelte gestionali. I tempi non sono facili per nessuno, in questi anni, danni nella nostra società ne sono stati fatti fin troppi, oggi sono indispensabili le competenze appropriate. Un’ultima considerazione Bisogna saper leggere i nuovi bisogni, progettare interventi a medio e lungo termine, con gli enti del territorio e fare un grande progetto. Sul bilancio si deve dare particolare evidenza, e con chiarezza, non solo dei progetti realizzati, ma anche dei criteri che sono stati a supporto delle scelte che hanno indotto e motivato le diverse erogazioni. Fare una riflessione sui contributi erogati, gli obiettivi perseguiti e i risultati effettivamente raggiunti. Auspico un modello di Fondazione come elemento trainante per lo sviluppo di quel welfare di comunità che costituisce una delle maggiori sfide.



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