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Così l’omeopatia aiuta il day hospital oncologico

di Alfonso Scibona
Così l’omeopatia aiuta il day hospital oncologico

Il responsabile Partesotti: «Da cinque anni abbiamo avviato la collaborazione con il dott. Montorsi per dare ai pazienti ogni tipo di risposta a malattie e cure»

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Nei giorni scorsi è stato tracciato un percorso di utilizzo dell'omeopatia anche nel campo delle malattie oncologiche, come supporto alle cure. E a fare il punto della situazione a livello locale è il dott. Giovanni Partesotti, responsabile del Day Hospital Oncologico dell'ospedale.

Si parla di omeopatia in oncologia, è un aiuto per il paziente che comincia a diventare sempre più utile e sempre più diffuso anche da voi?

«L’omeopatia, come altre tecniche di medicina non convenzionale – conferma Partesotti - non va intesa come una medicina alternativa, altrimenti ci sarebbero grossi problemi per i pazienti. Va intesa come una cura di supporto, come un modo globale di cercare di curare il paziente che coinvolga vari professionisti a parte l’oncologo, il chirurgo il fisioterapista e le figure classiche che entrano in ballo in ambito oncologico, ma anche il nutrizionista, la riabilitazione, il palliativista. L’omeopatia, come altre parti della medicina, fitoterapia per esempio, la riflessoterapia plantare, la meditazione, ciò che agisce sulla parte psichica e profonda della persona, servono per creare un mantello protettivo al paziente, a ridurre le sue ansie e gli effetti collaterali di eventuali chemioterapie. Hanno la possibilità di agire a tutto tondo sul paziente, sono professionisti che non agiscono in contrapposizione, ma sono in collaborazione per ottenere lo stesso risultato, ovvero la salute globale del paziente».

Come siamo messi a Sassuolo per questo tipo di collaborazioni?

«La mia collaborazione con il dottor Montorsi, esperto in omeopatia sta andando avanti da almeno 5 anni sovvenzionata dall'associazione “Per vincere domani”. È un professionista serio, un medico di famiglia che ha fatto per tanti anni la medicina generale, è un clinico, una persona che conosce le patologie ed è una collaborazione che ha dato risposte importanti soprattutto a pazienti che avevano problemi di nausee, vomiti non controllati o disturbi correlati ai farmaci. È una cosa che secondo me ha un suo significato, nel presente e nel futuro».

Al di là del rapporto diretto che si ha con i pazienti c’è anche una prospettiva futura in cui l’omeopatia è un vantaggio per coloro che vengono colpiti da queste patologie?

«Più che un vantaggio è una risposta alla malattia che sia sempre più globale e non segmentaria, che comprenda la necessità di agire su vari fronti con più professionisti rafforzando la terapia. Adesso in oncologia è un’equipe che cura il paziente: rimane importante il rapporto paziente medico ma non ci si rivolge più ad un unico professionista. Il paziente deve sapere che ha attorno a sé diverse figure che lavorano per lui e non solo una».

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