Gazzetta di Modena

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Lacrime per la strage di Monchio

di Daniele Montanari
Lacrime per la strage di Monchio

Cerimonia per ricordare le 136 vittime. La lettera del figlio di un soldato tedesco

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PALAGANO. È stata più forte di freddo e pioggia ieri la celebrazione in memoria delle 136 vittime della strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero, nel 74° anniversario. La folla si è radunata lo stesso nella piazza dei Caduti di Monchio per la deposizione della corona e l'omaggio musicale della banda di Palagano. C'erano le istituzioni (l'on. Giuditta Pini, la consigliera regionale Luciana Serri, la rappresentanza della Prefettura e del Consolato tedesco, sindaci e consiglieri di tutta la provincia), le forze armate e tante associazioni, a partire da quella dei famigliari delle vittime, presieduta da Roberto Tincani. È stato lui ad aprire gli interventi in una chiesa gremita, ricordando che questo «era lo stesso tempo di allora», dando poi modo al vicesindaco Patrizia Dignatici di spiegare il progetto portato avanti con i bimbi delle scuole, che hanno realizzato un bellissimo mosaico-colomba posto sotto al monumento e letto toccanti poesie. Il sindaco Fabio Braglia ha ricordato l'altro progetto di raccolta video di testimonianze (alcune di persone ormai scomparse) portato avanti da Comune e associazione. «Ma non devono essere cose da chiudere nel cassetto – ha sottolineato – come il nostro essere qui non può essere un semplice trovarci per il 18 marzo. Deve entrarci dentro». Molto sentito anche l'intervento di Rolando Schmidt, vice console tedesco a Milano: «Dobbiamo far crescere una comune cultura della memoria attraverso dei progetti – ha detto – e sono lieto che quello di Palagano per la valorizzazione museale della Buca di Susano stia per decollare (con il contributo di 250mila euro della Germania ufficializzato l'anno scorso, ndr), così che questo luogo distrutto dalla furia nazista sia sempre più simbolo di speranza». «Un ricordo può svanire, ma senza memoria non sappiamo più chi siamo, e così perdiamo anche il futuro» ha rimarcato la Pini. E la Serri ha invitato a puntare suoi percorsi della memoria anche in ottica di sviluppo turistico. Momento molto toccante in chiusura quando Tincani ha letto alcuni passaggi della lettera scrittagli da Wolfgang Weil, il figlio di un soldato tedesco che l'anno scorso venne a chiedere scusa per i crimini del padre: «Non passa una settimana in cui io non pensi a quei giorni, sicuramente tra i più importanti della mia vita» ha scritto, ricordando che «la cordialità e l'accettazione delle mie parole di scusa hanno travolto me e tutti coloro che erano con me». «Questa gratitudine della gente le cui famiglie dovettero soffrire così tanto per la violenza delle truppe naziste, ha reso possibile in me un cambiamento duraturo» ha sottolineato, chiudendo così: «Dopo che le mie scuse sono state così benevolmente accettate da voi, dentro di me riesco a perdonare mio padre».

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