Bar fracassone, sentenza dopo sette anni
SAN FELICE. Era il 2011 quando le lunghe notti del bar “Il Baretto” imposero al sindaco Alberto Silvestri un’ordinanza molto restrittiva. Il primo cittadino, infatti, su sollecitazioni ed esposti di...
SAN FELICE. Era il 2011 quando le lunghe notti del bar “Il Baretto” imposero al sindaco Alberto Silvestri un’ordinanza molto restrittiva. Il primo cittadino, infatti, su sollecitazioni ed esposti di alcuni residenti di via Don Minzoni e Largo Posta scelse la linea dura: chiusura obbligata alle 23. Nel documento si parlava di “intollerabile disturbo della quiete pubblica causato dagli avventori abituali”. La decisione del sindaco venne però impugnata dalla titolare, rappresentata dagli avvocati Diego Galeotti e Simona Della Casa, che si opposero.
Di tempo ne è passato tanto così come sono cambiate le circostanze. La proprietà del bar è cambiata come del resto è cambiata anche la sua location anche in seguito al terremoto del 2012. Eppure la vicenda è stata trattata dai giudici del Tar nei giorni scorsi e il Comune è uscito parzialmente sconfitto. O meglio, ha evitato di essere trascinato nei meandri dei risarcimenti - la titolare aveva infatti invocato un indennizzo in seguito ai mancati introiti causati dalla chiusura restrittiva serale - ma ha avuto torto in punta di diritto operativo.
I giudici di Bologna, infatti, hanno evidenziato come l’ordinanza contestata fosse in parte illegittima. Non per il primo motivo di contestazione, ossia che non vi fosse alcuna situazione di pericolo per l’incolumità pubblica (prova ne sono le segnalazioni e gli esposti dei residenti) quanto che non avesse un limite temporale pur essendo stata definitiva urgente. Il sindaco, semplificando, avrebbe dovuto inserire un termine per l’ordinanza di limitazione agli orari serali, ma non lo ha mai fatto e così i giudici hanno convenuto con le rimostranze dell’ormai ex proprietaria.
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