«Il rischio della tubercolosi non sale al pronto soccorso»
L’Ausl risponde ai coniugi Burzacchini che avevano contestato quanto accaduto loro al Ramazzini.Il 19 ottobre, Burzacchini era stato tenuto in osservazione per una notte in Pronto Soccorso in attesa...
L’Ausl risponde ai coniugi Burzacchini che avevano contestato quanto accaduto loro al Ramazzini.
Il 19 ottobre, Burzacchini era stato tenuto in osservazione per una notte in Pronto Soccorso in attesa di accertamenti per poi scoprire, tre mesi dopo, che nella stessa stanza, contemporaneamente, era stato anche un malato di tubercolosi polmonare, che in quel momento non presentava manifestazioni di conclamata malattia.
La coppia, chiamata dal Servizio Igiene Pubblica per escludere il contagio, aveva dunque lamentato come, nonostante la manifesta condizione di cardiopatico di Burzacchini, questi fosse stato tenuto in osservazione in un luogo dove maggiore è la concentrazione di agenti patogeni rispetto ad altri reparti, piuttosto che venire destinato alla cardiologia.
«La permanenza in osservazione breve intensiva di Burzacchini è stata congrua con la sintomatologia riferita, la valutazione al triage e gli accertamenti - risponde l’Ausl nel merito del caso specifico sollevato dalla Gazzetta - ed è stata motivata non dalla mancanza di posto altrove, ma dalla necessità di consentire gli esami e il monitoraggio a seguito dei quali il cardiologo non ha ritenuto necessario il ricovero, programmando ulteriori accertamenti fissati a due giorni dopo per scelta clinica, non per mancanza di posto letto».
Anche altri pazienti, spiega l’Ausl, sono stati chiamati.
«Successivamente alla diagnosi di tubercolosi, tutti i pazienti presenti in Pronto soccorso che potevano essere considerati contatti occasionali sono stati richiamati: sarebbe stato lo stesso se il paziente fosse stato ricoverato in cardiologia. Nessuno di loro aveva contratto un’infezione tubercolare. In Pronto Soccorso, il rischio di contrarre malattie infettive non è maggiore rispetto ad altri reparti e in ospedale, a differenza di altri luoghi pubblici, è possibile identificare i contatti e procedere ai controlli e all’eventuale profilassi».
Valeria Cammarota
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