A Castelvetro le tende che raccontano la guerra
Castelvetro. L’esodo dei profughi nelle foto e nell’installazione di Luigi Ottani
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CASTELVETRO. Uno sguardo che vuole essere quello di chi guarda all’integrazione, ai diritti, spesso negati, a chi soffre, a chi spera ancora in un futuro possibile e a chi, purtroppo, a causa della guerra, una casa non ce l’ha più. Questi sguardi si possono incontrare a Castelvetro, presso la mostra inaugurata sabato all’interno della rassegna “Oltre i confini”. Una mostra “Scappare la guerra” e un’installazione, un campo profughi in piazza Roma (fino al 31 marzo) a cura di Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli dedicati al loro reportage sul confine greco-macedone.
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La mostra, visitabile fino all’8 aprile al centro espositivo Pake con foto di padri e figli, gli sguardi impauriti, i padri che stringono i figli con la speranza negli occhi va a braccetto con l’installazione, delle vere e proprie tende “vestite” con le fotografie, sempre del confine greco-macedone anche qui con padri, madri, figli, persone. «Questo progetto parte dal libro dell’esodo - racconta Luigi Ottani - e abbiamo voluto fare una versione con le tende, per noi ha un valore grande perché queste persone, queste famiglie che abbiamo incontrato sul confine in realtà viaggiavano con niente, con un sacchetto, chi aveva il bagaglio più grande aveva una tenda canadese quindi abbiamo voluto riportare un po’ le immagini di questo reportage stampate appunto su tende canadesi».
Un’installazione montata grazie all’aiuto di richiedenti asilo, come spiega Roberta Biagiarelli: «Ci hanno dedicato il loro tempo e ci hanno fisicamente aiutato a piantare le tende. Oggi bisogna guardare le persone negli occhi, questo è un allestimento di comunità perché le persone si avvicinano, fotografano, aprono la tenda e quando ci si avvicina alle tende e alle stampe se guardiamo quei volti negli occhi in realtà quelle persone siamo noi».
Un messaggio di integrazione forte come quello dato dalle donne della comunità marocchina di Castelvetro insieme alle castelvetresi, in un matrimonio nato tra cous cous e tortelloni. «Un progetto - spiega l’assessore Giorgia Mezzacqui - nato con spontaneità da due mamme che si sono incontrate, Vilma e Khadija, chiedendo di imparare a cucinare l’una dall’altra».
E così hanno cucinato tutte insieme al Bocciodromom, da una parte Imane e Khadija che custodiscono i segreti del cous cous, dall’altra la signora Giovanna Donini, regina del tortellone: tutte contente di un’esperienza che avvicina culture e persone.
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