Modena, Berto Gavioli: Attore e manager Tutta una vita dedicata al teatro
«Iniziai a 15 anni. Lavorai con Buazzelli e Valli Poi il richiamo di Modena diventò irresistibile»
È modenese doc Berto Gavioli, allegro 70enne che ha avuto due vite, prima come attore in Italia e all’estero e poi come manager del teatro Michelangelo di Modena e altri tra Ferrara, San Felice, Finale, Bologna, Maranello, Sassuolo: «Sono nato in piazza Mazzini - dice - per giunta in casa e la mia vita è stata il palcoscenico». Con Gavioli, che qui racconta le sue origini come attore nella Modena di tanti anni fa fino ai problemi di finanziamento pubblico odierni, “leggiamo” la storia del teatro modenese. Partiamo dai suoi inizi. «La mia primissima esperienza fu nella “Piccola cioccolataia francese” del gruppo dei Teatranti di Simonazzi, recitavo con Giancarlo Pincelli. Avevo 15 anni e quasi in contemporanea, partecipai a “Processo a Gesù” di Diego Fabbri, avevo 16 anni. Eravamo nel 1963-64 e rimasi entusiasta».
Che anni erano per il teatro a Modena?
«Importantissimi, nasceva il teatro sperimentale, con il grande organizzatore Valentino Borgatti, un personaggio di grande cultura. Borgatti e il giornalista Franco Ferrari fondarono lo Sperimentale con Olga Spattini e Gianni Ferri. Un gruppo del Barozzi partecipò ai loro corsi e io rimasi davvero entusiasta».
Dove vi esibivate?
«C’era il piccolo teatro dei Quaranta, in via Belle Arti nel palazzo del Venturi che aveva una quarantina di posti. Facemmo molta innovazione all’epoca, mettendo in scena testi di Harold Pinter ed altri ancora poco noti in Italia».
Poi che accadde?
«All’improvviso diventammo notissimi in Italia perché sull’Espresso uscirono due pagine intere. Quella è stata la fine del gruppo».
Perché? Sarà stato l’inizio…
«No la fine vera, arrivarono subito offerte per esibirsi in Italia ed estero: molti di noi però erano ragazzi e facevano un altro mestiere, solo io volli continuare. Avevo grande passione, tanto che ruppi con il gruppo e fondai una mia compagnia con Giancarlo Pincelli e Natalia Sponza. Durammo un anno».
Lei era giovanissimo.
«Già e mio padre mi richiamò all’ordine chiedendomi di laurearmi in Economia e commercio. Intanto continuavo a fare audizioni e ci fu un’altra svolta».
Dica.
«Feci un provino al Piccolo Teatro di Milano di Luca Ronconi, ormai avevo 24-25 anni ed ero un attore di mestiere, con tutte le difficoltà del caso, ma non volevo fare l’economista. Tanto che ritirai la laurea conseguita a Parma decenni dopo».
Poi da Milano passò allo Stabile di Torino.
«Incontrai Aldo Trionfo, personaggio complicato ma che mi insegnò tantissimo, facendo il “Decentramento teatrale”».
Cioè?
«Portavamo spettacoli complicati, come ad esempio L’Elettra di Sofocle, nelle fabbriche del Piemonte tra gli operai, andammo anche a Mirafiori. Successivamente entrai nella Compagnia di Tino Buazzelli e con le “Allegre comari di Windsor” girammo mesi e mesi in tournée».
Ha fatto solo teatro?
«No anche molta televisione con i re degli sceneggiati Rai come Anton Giulio Majano e Sandro Bolchi, lavorando con Albertazzi e la Proclemer. Lavorai anche con Glauco Mauri e, in Sud America, con Mimmo Modugno e una bellissima Alida Chelli. Poi con Romolo Valli nella Compagnia dei Giovani a Roma. Sono stato per un periodo ma poi ebbi alcuni scontri».
Il richiamo di Modena non era forte?
«Sì era fortissimo. Negli anni ’80 facevo anche molto doppiaggio; ma poi mi venne come un rigetto e tornai nella mia città».
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Cosa fece?
«Tutto nacque per caso. A Roma, al teatro Due, scoprii la scrittura teatrale e mi piacque molto anche perché lì trovai il gusto per l’organizzazione teatrale e in sostanza il ruolo del manager».
Come è arrivato al Michelangelo, il vecchio cinema Domus?
«Per caso, mia moglie Graziella passò qui davanti e vide che con la gestione diretta della parrocchia c’erano spesso le saracinesche giù. Ed era un luogo importante, la vecchia versione aveva 800 posti e vide esibirsi anche Caterina Caselli, Guccini, l’Equipe ’84».
Chiese di gestirlo?
«Sì, di fare qualche serata di spettacolo e facemmo una società con un parroco illuminato come don Mauro Gabbani. Il primo spettacolo fu il notissimo “La Piccola bottega degli orrori” della Bottega dell’Arancia».
Che accadde?
«Grande successo, facevamo il pienone e anche economicamente funzionavamo bene. Ma di recente cambiò tutto perché il cinema non resse l’arrivo delle multisala. E da quattro stagioni facciamo solo teatro».
Complicato?
«Sì, perché siamo l’unico teatro che non ottiene fondi pubblici. A Modena è molto strano, nonostante le 110 serate l’anno. Basti pensare che a Bologna gestisco il Duse e lì arrivano finanziamenti da Comune, Regione e Stato. Perché qui no? Ho chiesto, ma non ho avuto risposte».
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L'AVVENTURA MICHELANGELO
Mentre è in corso la 29esima stagione Gavioli pensa già a quella del trentennale del suo teatro, che si svolgerà l’anno prossimo con una ampia serie di comici e altri eventi. «Ricordo ancora l’epoca nella quale abbiamo iniziato questa avventura, con un prete davvero illuminato e un imprenditore attento come don Mauro Gabbani. A lui chiesi di affiancare una piccola stagione teatrale e, appunto da quattro anni, siamo autonomi dopo avere abbandonato il cinema. La stagione corrente continua con serate quasi sempre prese d’assalto dal pubblico, non solo modenese. «Ha molto successo il nostro mix tra musica, teatro, comicità» spiega l’impresario. Ecco i prossimi appuntamenti nel luogo a fianco della chiesa di San Faustino. Il 16 febbraio va in scena “Horny” di Antonio Ornano, attore ligure che ha interpretato il Riccardo III e altri spettacoli dedicati a Pavese ed Edgar Allan Poe. Da tempo fa parte del cast fisso di “Zelig Event” in onda su Canale 5 e a Modena mette in scena il personaggio di “Horny“, soprannome di Ornano stesso. Lo show è la cronaca spietata delle sue inadeguatezze, come marito e come padre. La sera seguente il giornalista Andrea Scanzi porta su palco “Gaber se fosse Gaber”: in 90 minuti, il pubblico assiste allo scorrere di immagini e filmati, spesso inediti, ai quali si alterna l’analisi affabulatoria dell’autore, fino a diventarne protagonista insieme al grande cantautore. Nei giorni dal 20 al 24 febbraio il Michelangelo mette in scena “Che disastro di commedia” e un tributo sui Dire Straits. La stagione prosegue poi fino alla fine di aprile. <QM>(s.l.
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