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Scritte ingiuriose contro il prof. Biagi

Scritte ingiuriose contro il prof. Biagi

Comparse nella notte al Foro Boario. Unanime la richiesta alle forze dell’ordine: «Trovate i responsabili e puniteli» 

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Ancora una volta i pochi simpatizzanti delle Brigate Rosse, sconfitte dallo Stato, perdono l’occasione per tacere e dopo Aldo Moro sporcano anche la memoria del professor Marco Biagi. Ieri ricorrevano i 16 anni dal giorno della morte - il 19 marzo 2002 - del docente di Unimore freddato a Bologna e la Fondazione Biagi dell’università di Modena era riunita per il consueto convegno internazionale sui temi del lavoro di cui Biagi era uno dei massimi esperti.

Ma ecco la doccia fredda. Qualche “manina” indegna nella notte ha ingiuriato il giuslavorista con alcune frasi tremende apparse sui muri della sede di economia, al Foro Boario in viale Berengario: «Marco Biagi non pedala più», a «Onore a Mario Galesi (terrorista implicato negli omicidi di Massimo D’Antona nel 1999 e appunto di Biagi, ndr), onore ai compagni combattenti», «1.000 Biagi!». L’unico risultato ottenuto dagli autori delle terribili frasi è stata la ferma condanna dei presenti al convegno internazionale «La valutazione della prestazione di lavoro di fronte alle trasformazioni sociali e tecnologiche: una prospettiva multidisciplinare» che prosegue oggi alla Fondazione Biagi. Durissimi per primi i commenti del rettore Angelo O. Andrisano e del vicesindaco Gianpietro Cavazza che in passato come libero professionista collaborò con Biagi. «Unimore - ha spiegato Andrisano - è profondamente turbata per le ingiuriose scritte che offendevano la memoria del professor Biagi. Esprimiamo la solidarietà e la nostra ferma condanna per un episodio che si iscrive in un clima di odio che da sempre accompagna in alcune frange, fortunatamente marginali, della società il ricordo di un intellettuale che ha servito con generosità lo Stato e che si e' speso per l'inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. Evocare i fatti di 16 anni fa con disprezzo per il sacrificio del nostro docente è un atto di inciviltà. Confidiamo che le forze dell'ordine possano individuare i responsabili di questo gesto indegno».

Cavazza aggiunge che «In questi giorni qualcuno ha mestato nel torbido cercando di confondere tra chi è vittima e carnefice (si riferisce alla br Barbara Balzerani che il giorno del rapimento di Moro è intervenuta paragonando lo statista alla vittima di un incidente stradale, ndr). La democrazia non ci sta a questo gioco: la vittima non ha deciso di esserlo, il carnefice sì e ha deciso di usare la violenza contro altri uomini. Ciò è inaccettabile e per questo continuiamo con la funzione educativa e continuiamo mettendo in evidenza il lavoro di Biagi e il suo pensiero che va attualizzato nella società e nel mondo del lavoro». Interviene anche Michele Tiraboschi, ex allievo della vittima e oggi docente Unimore: «Queste scritte sono la ragione del perché serve ricordare Marco Biagi. Non uno stanco rituale, ma una battaglia di verità. Una morte assurda e ingiusta, maturata in un clima di odio e intolleranza che purtroppo non è scomparso». Per il professor Giovanni Solinas, capo di Economia «l’assassinio di Biagi c’è stato perché alcuni pensavano che non tutelasse il lavoro: occorre smontare questa costruzione insensata cui queste scritte rimandano». Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli è altrettanto netto: «Condanniamo l’episodio oltraggiante alla sua memoria e alla democrazia. Biagi era un nuovo libero che dava risposte alla modernità del lavoro, speriamo prendano presto i responsabili, persone fuori dal tempo e fuori di testa». Il risultato degli autori è stata una valanga di commenti di solidarietà alla memoria di Biagi e alla famiglia del professore che hanno seppellito le scritte brigatisti. Sono intervenuti tra gli altri gli ex ministri del lavoro Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, la segretaria della Cisl Annamaria Furlan, il segretario provinciale del Pd Davide Fava, l’ex onorevole Maria Cecilia Guerra (Leu), l’ex sindaco di Torino eletto a Modena Piero Fassino, il ministro Claudio De Vinceti, il portavoce del Pd Matteo Richetti e il presidente della Fondazione Cassa di risparmio Paolo Cavicchioli, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, Paolo Cristoni.

Stefano Luppi

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