La mamma medico in missione in Benin
Lavora al Ramazzini di Carpi ma vola in Africa per raggiungere i villaggi dove vivono le madri che hanno i bimbi da salvare
«Sostenere le mamme e i bambini per noi è importante qui in Italia, come in ogni altro paese del mondo. Sapere che a sette ore di volo da noi ci sono bimbi che muoiono di fame, ci sono donne che muoiono di parto per semplici complicazioni sembra impossibile ma è ancora così. Ed è per questo che accanto a tutto il lavoro che da anni facciamo nel Modenese abbiamo deciso di “aprirci” anche alla cooperazione internazionale».
A parlare è Roberta Copelli, da due anni presidente dell’associazione carpigiana Buona Nascita, che si occupa di stare vicina alle mamme dai primissimi giorni post parto con assistenza domiciliare e telefonica. Roberta lavora all’ospedale Ramazzini, è una dottoressa in dietistica, mamma di due figli e volontaria ormai quasi a tempo pieno. «Per me che ogni giorno ho a che fare con i nostri bimbi, che ormai sempre più spesso soffrono di obesità, sapere che a poche ore dal nostro paese si muore ancora di fame è inaccettabile». E così ha deciso di cambiare le cose: visitato un centro malnutrizione a Toffo, in Benin, decide che quello sarà il progetto da far crescere con l’associazione, in parallelo ai progetti sul nostro territorio.
«Dopo una prima visita durante una precedente missione, sono andata di persona di nuovo sul posto –racconta Roberta- volevo parlare con le suore che gestiscono la struttura, farmi spiegare direttamente da loro quello di cui avevano bisogno». Ad oggi conta 15 missioni in Africa, in quella che Roberta definisce senza alcun timore di apparire retorica “la mia seconda casa”. Al momento l’associazione aiuta il centro malnutrizione di Toffo, in cui bimbi da 0 a 5 anni che risiedono a chilometri di distanza dalla città e che non avrebbero alcun modo di essere aiutati, possono soggiornare, insieme alle loro mamme, anche per mesi, per permettere alla malnutrizione di regredire, per permettersi di tornare in salute prima di tornare a casa.
«Prendere la moto, percorrere decine e decine di chilometri per raggiungere anche i villaggi più lontani e poi incontrare queste madri che ti guardano con gli occhi pieni di speranza perché sanno che tu, i loro bimbi, li puoi davvero aiutare, è una cosa che ti riempie il cuore» continua Roberta. E il mal d’Africa si è già impossessato di te. Accanto al centro malnutrizione, poi, Buona Nascita sostiene, sempre a Toffo, un centro di accoglienza per ragazzi e ragazze orfani o abbandonati dalle famiglie perché troppo povere: qui hanno un letto, un pasto caldo, e la possibilità di andare a scuola e di costruirsi un futuro. «Abbiamo fatto tante, tantissime cose in questi due anni, anche grazie ad un testimonial che fin dall’inizio di questa avventura ci è stato vicino ed ha creduto in noi e nei nostri progetti: Marco Ligabue» dice Roberta. Marco ha girato lo scorso anno il videoclip di Cuore onesto proprio in Benin, un modo per sensibilizzare i suoi fan e far conoscere quella terra fantastica ma a volte anche così crudele.
«È poi tornato con me a Toffo anche a gennaio di quest’anno, quando abbiamo inaugurato il pozzo avviato ad ottobre –continua Roberta- un progetto da pazzi, terminato in appena quattro mesi e di cui abbiamo documentato ogni passaggio. Perché per me questo è fondamentale: andare di persona, far vedere a chi ci sostiene quello che si sta facendo, dove vanno a finire i soldi che ci hanno affidato. Preferisco fare un viaggio in più ma vedere e raccontare in prima persona quello che stiamo facendo. E chi vuole può sempre venire con me».
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