Vignola. Massacra di botte la moglie, arrestato davanti ai figli
I carabinieri soccorrono la donna con il volto tumefatto dai colpi Una lampadina da cambiare innesca la furia. Mamma e bimbi trasferiti
VIGNOLA. Non era la prima volta - ha raccontato ai carabinieri quasi per sfogarsi e scaricare le umiliazioni accumulate nel tempo - che suo marito la picchiava. Non aveva mai chiesto aiuto un po’ per paura e un po’ per tutelare la compattezza familiare, ma domenica la situazione è degenerata. Perché l’uomo, un magrebino di 31 anni, l’ha presa a botte, costringendola poi a fare ricorso alle cure dell’ospedale e a restare in osservazione per tutta la notte dal momento che c’erano alcuni trami che non lasciavano tranquilli i medici.
La chiamata di soccorso arriva intorno alle 19 alla centrale operativa dei carabinieri di Sassuolo. Si segnalano urla e rumori sospetti dall’appartamento al quarto piano di una palazzina. La pattuglia interviene rapidamente e alla porta trovano la 25enne. Ha un profondo taglio al labbro e un occhio tumefatto. Viene fatta intervenire l’ambulanza e la ragazza parte per il Pronto soccorso dove le sarà riscontrata una prognosi di 15 giorni. Il problema che in casa ci sono anche due bambini di 2 e 6 anni, i figli della coppia. Hanno assistito all’aggressione: scattano i protocolli dei servizi sociali. Intanto il marito, che ha già precedenti per violenze nei confronti di altre persone, è fermato con l’accusa di violenza domestica, aggravata dalla recidiva e dalla presenza dei minori. Il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo il divieto di avvicinamento alla famiglia. Che nel frattempo viene trasferita in una struttura protetta, lontano dal 36enne violento e da una situazione igienica piuttosto scadente.
E lontana dal marito, la vittima può sfogarsi con carabinieri e sanitari. Racconta di una vita fatta di soprusi, di angherie e limitazioni. Il compagno ne osteggia ogni movimento, non vuole che esca e alle sue rimostranze spesso risponde con un emblematico “allora torna in Marocco”. Non ha mai denunciato quella situazione, ma chissà quante volte ha dovuto subire le violenze. Come quella di domenica, scatenata da un motivo banale: in casa c’era una lampadina fulminata da ormai due settimane che andava sostituita. All’ennesima richiesta della ragazza, ecco che i toni si alzano impietosamente e le urla diventano presto gesti violenti. Nasce una zuffa - i carabinieri riscontreranno come la casa fosse in gran parte a soqquadro - che si trasforma in colpi violenti, sferrati senza pentimento e che richiamano l’attenzione di qualche vicino di casa.
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