Modena, minorenne incinta: il Dna accusa il padre
È stato il test del Dna voluto dal giudice a chiarire che a mettere incinta la ragazza adolescente non era stato un conoscente. E neppure il fratello, come aveva detto la ragazza una volta messa alle...
È stato il test del Dna voluto dal giudice a chiarire che a mettere incinta la ragazza adolescente non era stato un conoscente. E neppure il fratello, come aveva detto la ragazza una volta messa alle strette. Era stato suo padre. La prova è chiara: l’analisi è stata ottenuta, su ordine del Tribunale dei Minori di Bologna, con i tessuti prelevati dal feto dopo l’interruzione di gravidanza e il tampone orale di saliva prelevata al padre, consenziente al test. Il caso di incesto è ora al centro di un processo abbreviato iniziato ieri mattina davanti al giudice Eleonora Pirillo, che ha fissato la prossima udienza a settembre.
Imputato un ghanese 35enne residente a Modena. Un operaio che non ha precedenti alle spalle e vive con la famiglia in condizioni difficili.
La vicenda dello stato interessante della minore - e ovviamente la terribile scoperta - ha avuto una storia complicata. Tutto è nato quando tre anni fa la ragazza, allora sedicenne, rimase incinta. Data la giovane età di lei hanno iniziato a interessarsi figure istituzionali a lei vicine con i servizi sociali. Nel frattempo la ragazza ha praticato una interruzione di gravidanza.
Quando le chiedevano chi l’avesse messa incinta, la ragazza dava risposte evasive. Ma poi è arrivata ad accusare il fratello più grande di lei.
Ma il fratello non era stato: il giovane è stato anche assolto da ogni accusa al termine di un processo.
Il Tribunale dei Minori ha così disposto un accertamento per dare una impronta incontrovertibile alla paternità. È stato disposta una analisi del Dna. Per questo sono stati prelevati numerosi campioni da persone che la ragazza frequentava o aveva frequentato in tempi recenti. Nessuno coincideva con il profilo dei tessuti prelevati al feto. Finché non si è arrivati ad analizzare il campione biologico prelevato al padre. Era lui: i dati emersi dal confronto nel laboratorio genetico non lascerebbero dubbi. Di questi dati si discusterà in aula con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
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