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Anoressia e bulimia, che fare

Anoressia e bulimia, che fare

Alla Sala Pucci l’associazione Faneb promuove incontro sui disturbi alimentari

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Contro anoressia e bulimia ecco “Il racconto che cura”. S’intitola così l’incontro in programma stasera in Sala Pucci. Dalle 21 l’associazione Famiglie neurologia pediatrica (Fanep) porrà l’accento sui disturbi alimentari. Una realtà che, stando ai dati Ausl 2017, colpisce nella nostra provincia circa una persona ogni 43 ore. Sette volte su dieci è una giovane donna, ma gli uomini non ne sono immuni, anzi. La fascia di età in cui si verificano più spesso è compresa tra i 12 e i 25 anni, ma ne soffrono anche under 11 e persone fino ai sessant’anni. Le conseguenze possono essere serie e intrecciarsi con complicanze quali sindrome da digiuno, vomito e depressione. Un male quest’ultimo che, secondo le cifre dello studio Passi 2017, colpisce circa l’8,3% dei modenesi tra i 18 e i 69 anni, ovvero circa 39mila persone, in particolare di genere femminile. I disturbi alimentari possono determinare anche decessi in percentuali comprese tra il 4% e il 18% dei pazienti. A Modena sono affrontati oltre duemila casi tra anoressia (circa 400), bulimia (circa 600) e disturbi alimentari intermedi (circa 1.500). Oggi è la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata appunto per porre al centro dell’attenzione i disturbi alimentari. L’associazione Onlus Fanep ha così un’iniziativa aperta a tutti, ma dedicata soprattutto alle giovani generazioni. «Vogliamo riscrivere una storia, immaginare e portare testimonianze sulle storie di dolore di ragazzi e di famiglie - hanno spiegato i volontari - capendo come la storia sarebbe potuta andare diversamente». La prevenzione rappresenta un concetto chiave, per quanto mettere in guardia non basti. Tra gli obiettivi di Fanep rientra la diffusione di una maggiore consapevolezza, gioia e autonomia nelle esperienze di vita. Un ostacolo da eliminare è invece l’emulazione, che troppo spesso porta a voler imitare modelli altrui, avere il corpo e il peso di un’altra persona, con risultati che possono essere devastanti. Alla famiglia il compito di esserci, affiancando i medici nella cura dei propri cari. I professionisti della salute hanno iniziato a proporre un approccio multidisciplinare per i disturbi alimentari. Un lavoro di squadra tra medici, dietisti, psicologi (o psichiatri o neuropsichiatri infantili) che possa permettere un maggiore tasso di guarigione. Da approcci di tipo cognitivo-comportamentale, come ricordato dall’Ausl, si può arrivare al 70% di guarigioni, con miglioramento significativo delle sofferenze dei pazienti. (g.f.)

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