Leo, quarant’anni da oste e un cuore da volontario
Smiraglio, titolare dell’ormai storico “Gallo azzurro” è un riferimento in città In prima fila negli aiuti per il sisma. E quel giorno in cui cucinò per Cindy Crawford
Da Catanzaro a Sassuolo: sola andata. Si tratta di una di quelle belle storie che arricchiscono chi le vive e chi ne viene a conoscenza. Il protagonista è Leo Smiraglio, “oste” del “Gallo Azzurro” (superati i 40 anni di attività), volontario, persona conosciutissima in città ma anche nella Bassa, dove ha operato in occasione del terremoto coordinando gli aiuti. Sessantacinque anni, classe 1953, Leo è il secondo di sei fratelli, figli di un commerciante di generi alimentari di Amalfi e mamma di Catanzaro, dove lui nasce. «In verità – racconta – a Catanzaro ci sono solo nato, visto che a pochi mesi sono arrivato a Sassuolo, dove mio padre, dopo aver conosciuto l'ambiente, dove portava i suoi prodotti, decise di mettere radici. Qualche anno dopo pensò di cambiare attività ed avviò una delle prime pizzerie, in via Rometta, la “Tiro a segno”, oggi “Galeone” e fu proprio in quel locale che iniziai a lavorare quando decisi di smettere di studiare, al terzo anno del corso di geometra. Poi venne il lavoro all'officina Cibec, nella ceramica “Italia 68” ed un giorno, dopo aver praticato un po' di politica nel Pci, decisi di andare in India insieme ad un amico, esperienza splendida, durata sei mesi».
Al rientro nuova sterzata dal punto di vista lavorativo, quella decisiva.
«Quando siamo rientrati – continua – ho conosciuto alcune persone con le quali ho avviato una attività di produzione prodotti alimentari da rivendere e ristorazione, con l'apertura del “Gallo Azzurro”. Poco più di un anno dopo, intanto avevo sposato Paola, rimasi senza soci e ho continuato con Paola fino ad oggi. Un lavoro che abbiamo portato avanti da soli. Finchè studiavano, ci hanno aiutati anche Andrea e Francesca, i nostri figli».
L'osteria o trattoria, nei primi anni era un punto di riferimento a livello provinciale, per la sua unicità: due tavoloni, un pianoforte, un camino, portate tipiche della tradizione contadina, oggi si direbbe “cucina tradizionale modenese”, che aveva adottato grazie a Paola. «Altri tempi – aggiunge Leo - Mi ricordo la grande nevicata degli anni Ottanta, tre giorni senza luce, si cucinava a legna e ci si trovava coi vicini a lume di candela, tante esperienze di vita vissuta, di quella quotidianità fatta di persone, prima che di ristorazione». Proprio questa è stata la peculiarità dell'attività di Leo Smiraglio, una persona dal grande cuore. Quando capitò il terremoto della Bassa, Smiraglio mise la sua esperienza di Guardia Ecologica Volontaria a disposizione del coordinamento aiuti e per alcuni mesi chiuse l'osteria e visse sul posto smistando tutto quello che arrivava per dare una mano alle persone che avevano perso tutto. Il poco senso degli affari, dicevamo. Mangiare al “Gallo azzurro”, dove oggi ci sono tavoli per una quarantina di persone, resta un punto di riferimento per i sassolesi.
«Un giorno arrivò Cindy Crawford – ricorda lo storico oste sassolese – Era a Sassuolo per concordare una pubblicità per una ceramica e non l'avevamo quasi riconosciuta; ci sono poi stati altri vip e ricordo con piacere Paolo Poli e Beppe Grillo, portati da amici sassolesi. Ma gli ospiti illustri, per noi, sono le persone che tutti i giorni ci premiano con la loro presenza e con la loro fiducia».
Oltre 40 anni di attività valgono ben un calendario di eventi: giovedì prossimo l'edizione 2018 della “Salamata”, una gara del salame nostrano; il 7 ed il 15 aprile presentazione di due libri; il 22 aprile la “Serata Topolino”; a settembre una grande festa con ospiti d'eccezione.
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