Gazzetta di Modena

Modena

Lite e tentato omicidio: arrestato l’accoltellatore

di Stefano Totaro
Lite e tentato omicidio: arrestato l’accoltellatore

In carcere pusher 20enne accusato d’aver aggredito un giovane davanti al Sert Un carabiniere non in servizio lo ha riconosciuto dopo mesi in una lavanderia

3 MINUTI DI LETTURA





Una intuizione, una lampadina che si accende durante il pomeriggio, lontano dal lavoro, mentre si va all’ipermercato e si entra in lavanderia per la solita commissione. Un momento in cui un dubbio, un sospetto si focalizzano e portano a reagire, ad avere improvvisamente una certezza, come una rivelazione. È proprio in quella lavanderia all’interno del Grandemilia, che un carabiniere non in servizio ha acceso la sua lampadina da investigatore scoprendo, incastrando e facendo arrestare un giovane ora in carcere per tentato omicidio.

Nonostante fosse passato qualche mese e di quel brutale aggressore ci fossero soltanto alcuni fotogrammi sfuocati e pure mossi ricavate da telecamere private e della rete comunale di sicurezza, non ha avuto dubbi: ha capito che in quella lavanderia aveva davanti il giovane che aveva assalito a coltellate, al collo , alla testa e all’addome, un 22enne nei pressi del Sert, in via Sgarzeria. Una vicenda che fece scalpore, con una scena del crimine, tra il via vai delle forze dell’ordine, ambulanze, le macchie di sangue sulla strada, che è andata in onda sotto agli occhi degli studenti che iniziavano ad uscire dalle scuole della zona. Ora, dopo gli accertamenti, i controlli incrociati e le testimonianze, i carabinieri hanno assicurato alla giustizia colui che assalì e ferì in modo grave il 22enne: si tratta di Fares Farchichi, un tunisino di vent’anni, già noto spacciatore, irregolare sul nostro territorio ed ora al Sant’Anna, come ha disposto il Gip.

La lite, sfociata nel tentato omicidio, era scoppiata il 10 ottobre scorso: la polizia, accorsa in via Sgarzeria, acquisì anche la testimonianza di un giovane, assistito dal Sert, che si era prodigato per dividere i due contendenti. Secondo il suo racconto il maghrebino si trovava nel tratto di via Sgarzeria dopo corso Cavour verso la ex Manifattura ed era in compagnia di una ragazza. Il 22enne modenese invece era nei pressi della sede della struttura e, a quanto sembra, stava aspettando una sua amica che era salita all'interno. Il maghrebino, una volta visto il modenese, ha iniziato ad urlare, si è avvicinato e poi è partita la lite. Il maghrebino aveva iniziato a sferrare schiaffi e qualche altro colpo contro il modenese, poi aveva preso il coltello a serramanico e lo ha colpito quattro volte: due coltellate nella zona della testa, pare vicino alla gola, altre due nell’addome. Il 22enne modenese era rimasto in piedi, si era spostato sino a superare anche l’incrocio con via Cavour per poi ridirigersi verso al sede del Sert e alla fine crollare a terra in una pozza di sangue. Nel frattempo il testimone ha raccontato di aver cercato di bloccare il tunisino, che nella colluttazione si era anche impossessato del cellulare del 22enne per poi buttarlo via. La polizia sin da subito aveva un sospettato, nel mirino cioè c’era uno tunisino, probabilmente sui 25 anni, che era solito spacciare nella zona di piazza Mazzini e dintorni. Una figura nota ma, dopo quell’episodio, diventata un fantasma.

Dalle telecamere di privati e da quelle della videosorveglianza comunale la polizia ricava qualche fotogramma riconducile all’accoltellatore, ma è poca cosa. Le immagini, come detto, sono di difficile lettura, sfuocate, mosse, inquadrature parziali. Ovviamente vengono diffuse a tutte le forze dell’ordine. Era ottobre, dunque. In gennaio il “nostro” carabiniere non in servizio va in lavanderia e vede l’accoltellatore. Chiama sul posto i colleghi in servizio che, ben istruiti, si comportano come se stesero facendo un normale controllo del territorio. Fermano il giovane, lo perquisiscono e vanno anche nel suo domicilio, una roulotte nei pressi del Grandemilia, dove trovano un po’ di droga. Quanto basta per arrestarlo, identificarlo e soprattutto fotosegnalarlo. Una volta dunque ottenuta la sua foto, i carabinieri hanno rifatto il giro dei vari testimoni dell’aggressione e non ci sono stati più dubbi. Nel frattempo Fares Farchichi si era fatto beccare mentre spacciava droga a Carpi e aveva l’obbligo di firma. Ignaro di tutto andava in caserma per rilasciare il suo autografo, poi, l’altra mattina, invece della penna ha trovato le manette.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google