Sassuolo. Dal fare il pane con nonna alla mini scuola di cucina
Ora insegna a bambini e mamme i piccoli segreti per preparare piatti Tra giochi e maestre manesche, quel casolare e il latte appena munto
SASSUOLO Cecilia Schianchi, titolare dal 2012 di Sweet Kitchen, una piccola scuola di cucina non professionale rivolta ai bambini, mamme, a chi vuole imparare le basi della cucina e imparare nuovi piatti golosi e veloci da proporre alla propria famiglia ed amici, ha gli occhi che sorridono e l'entusiasmo nei pori e addolcisce lo sguardo orgoglioso quando ricorda la sua infanzia: “Sono originaria di Sassuolo, dice. Mio nonno Bruno viveva proprio in Rocca, era il classico “roccheggiante” e visse anche a Villa Segrè. I nonni materni, invece, nel 1940 hanno aperto il negozio di elettrodomestici Fontana Efrem, chiuso nel 2008”.
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“Io sono nata nel 1971. Mia sorella ha 18 mesi meno di me. Mamma era giovanissima quando ci ha avute: a 18 anni aveva già Daniela. Poi sono arrivata io. Loro lavoravano e noi siamo cresciute con i nonni e con le tate. All’asilo - continua Cecilia - andavo a San Giuseppe, la suora era severa e mi sculacciava. Sempre lì ho frequentato le elementari e nel grande salone ci mettevano in punizione. Il lato positivo è che con i miei ex compagni organizziamo una cena una volta all’anno, ancora oggi. Viene anche la nostra maestra, suor Ornella”.
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“Ero e sono molto attaccata a lei: è sempre stata gentile e premurosa. In quel periodo vivevamo in via S. Anna, in una palazzina del centro, con un cortile tutto intorno: uscite da scuola andavamo a casa a piedi e giocavamo fuori o in casa con Marco e Stefano e con Cristina, la mia migliore amica, che abitava in Viale xx Settembre. Sono stati anni bellissimi e pieni di serenità. Anche dai nonni materni c'era un grande giardino e lì passavamo le giornate con Gabriella, Angela, Alberto e Laura. E Bill, il fedelissimo cane da caccia di mio nonno, e gli uccellini nella voliera”.
“Poi il nonno ha comprato un vecchio casolare a Castelvecchio e lì abbiamo trascorso le nostre estati, aiutandolo nell’orto, giocando a bocce, facendo il pane nel forno a legna con la nonna, assistendo alla preparazione dei salumi. Andavamo al mattino a prendere il latte appena munto al caseificio e a fare il bagno in Secchia. Lì c'era anche Roberta, anche lei dai nonni. Che belle giornate di sole, all’aria aperta. Dai nonni paterni, nonno operaio e nonna pelliciaia invece giocavamo a carte e ascoltavamo musica, registrando su cassette i nostri discorsi e canti. A giugno e luglio ci portavano a Cesenatico. Poi finalmente arrivava agosto, avevamo i genitori tutti per noi. Partivamo con i loro amici e figli, in roulotte, verso la nostra vacanza in campeggio. Eravamo in 18, quante cene sotto le stelle, quante cose abbiamo visto. Amo viaggiare, conoscere gente, tradizioni e piatti nuovi sicuramente grazie a loro. Il giorno del compleanno di mio padre si festeggiava tutti insieme, era un rito, cena e tanti regali/scherzi fatti a mano dagli amici. Altro rito era la sera di Ferragosto, a tirare gavettoni e poi alla sera si usciva a cena”.
“Al mio dodicesimo anno – conclude Cecilia - ci siamo trasferiti a San Michele. Frequentavamo il bar della parrocchia e giocavamo con i bambini della piazza. In quel periodo conobbi Francesca. Quante serate d’estate passate nel suo giardino o a vedere il festivalbar. E mi presi una cotta per un ragazzino... Che poi è diventato collega di mio marito e gli ho anche organizzato un corso di cucina a domicilio. Com'è piccolo il mondo”
Monica Tappa
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