Blitz nel dormitorio di via Amundsen a Modena
I carabinieri con l’unità cinofila passano al setaccio lo stabile abbandonato. Le proteste dei residenti: «Area da bonificare»
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MODENA. Il cantiere non parte, il degrado resta. Non migliora la situazione davanti a quello che dovrà diventare il nuovo Conad di via Amundsen. I residenti, esasperati, chiedono di bonificare l’area prima della partenza dei lavori. Segnalano «un completo degrado con ammassi di rifiuti e dubbie frequentazioni». E ieri pomeriggio è scattato il blitz dei carabinieri: con numerose pattuglie e con l’aiuto dell'unità cinofila i militari hanno iniziato a perlustrare , ad attraversare la “foresta” di rifiuti e di scheletri di biciclette alla ricerca dei bivaccatori e degli inquilini. Non sono sbandati ma spacciatori, persone che gravitano vendendo droga nell’area del parco Ferrari e della zona del Murazzo. Ieri pomeriggio, a partire dalle 17, i militari hanno sorpreso almeno tre persone all'interno del dormitorio: si tratta di tre maghrebini che sono stati portati in caserma per effettuare tutti gli accertamenti del caso.
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Qualche ora prima, in tarda mattinata, sollecitati dagli stessi residenti che lamentavano la loro convivenza forzata col degrado, eravamo andati a veder quale fosse la situazione. Il benvenuto, è il caso di dirlo, è stato immediato.
Nemmeno il tempo di avvicinarsi ed ecco un accenno di rissa tra due giovani davanti all’ingresso del supermercato. Non distante, l’ingresso della scuola media Cavour, oggetto due mesi fa di atti vandalici. L’istituto è uno dei quattro in zona. I più vicini all’area dei futuri cantieri sono l’elementare Giovanni XXIII e l’asilo nido Stella. Più distante, dall’altra parte di via Emilia Ovest, il nido Barchetta. Un quadrilatero con vista sul degrado. Dunque davanti ai più piccoli c’è uno stabile transennato, ma non abbandonato, non disabitato. Dentro due ragazzi di origine straniera erano sotto le coperte verso le 13,05 di ieri. Parlano italiano e alla domanda se vivono lì la risposta è no. All’interno, in un ambiente attiguo, uno strato di cartacce, cartoni di vino, bottiglie di vino, lattine di birra e altro ancora copre gran parte del pavimento. Il tetto è crepato, ma non è l’unico punto su cui cade l’occhio. Davanti al muro si accatastano bottiglie di vario materiale, cocci di vetro, sacchetti, scontrini e persino componenti di elettrodomestici. Sul retro dello stabile ecco un deposito di biciclette. Le due ruote, o meglio le loro carcasse, diventano una costante se ci si sposta dalle parti del civico 621 di via Emilia Ovest.
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C’è chi garantisce che, seppur abbandonato di nome, l’edificio non lo sia di fatto. Sin dal corridoio a sinistra dell’ingresso si trovano scheletri di bici, intervallati a materassi usurati, seggiolini ed elettrodomestici. Nell’impalcatura di una bici persino un nome e un numero di telefono. Bici sventrate si trovano sia sulla parete di fianco dell’edificio sia dalle finestre aperte. La ruggine è tra i colori dominanti e la tinta si conferma anche nell’area trapezoidale più in fondo. Baracche semiaperte che si affacciano su centinaia di rifiuti. L’elenco è lungo: bottiglie, maglie, felpe, scarpe spaiate, cartacce, caschi, persino una finestra. I residenti hanno ascoltato le promesse di ottobre della politica: 1.500 metri quadri di nuovi spazi commerciali, una nuova strada, nuovi parcheggi. All’orizzonte non trovano però risposte.
«Da oltre 15 anni la zona è sempre stata abbandonata - ha recriminato Randa Bunni - e si trovano persone che non si conoscono neanche. Sicuramente abbiamo paura, con i bambini dobbiamo stare attenti. La zona è pericolosa». «Da tempo ci sono persone che dormono in zona - ha aggiunto Pasquale Cascelli - ovvero extracomunitari che non hanno casa, non hanno niente». «In questa zona si spaccia droga - ha concluso Donato Barra - già dal mattino c’è chi viene, bussa alle finestre dello stabile, il rifornitore dà e loro vanno».
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