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Il sindaco di Mirandola: «La mia Bassa dopo lo tsunami»

Alberto Setti
Il sindaco di Mirandola: «La mia Bassa dopo lo tsunami»

Benatti: «Sicurezza prioritaria, serve più polizia. Cispadana? Va bene anche la bretella con Reggiolo. Ma serve un patto territoriale»

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MIRANDOLA. Più sicurezza reale e percepita, un collegamento veloce con le autostrade che possa sospendere le ostilità sulla Cispadana, un patto territoriale per lo sviluppo che definisca i valori della Bassa che verrà.
Sono le priorità che il sindaco di Mirandola, Maino Benatti, indica per la città al’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo, che hanno travolto e rimescolato le certezze granitiche della storia locale.
Sindaco, parliamoci chiaro. I suoi primi messaggi sono stati di ringraziamento a chi ha garantito il corretto funzionamento del voto a Mirandola e di complimenti agli eletti del collegio. Come se avesse voluto schivare il tema vero...
«Credo che al primo posto venga il rispetto delle istituzioni, che vanno sempre salvaguardate a prescindere dal risultato, che può piacerci o no».
Fuori dai denti, come legge il voto per Pd e centrosinistra?
«Debbo essere schietto. È stato uno tsunami politico. Ed è evidente che anche in Emilia Romagna una fetta di elettori ha cambiato riferimenti politici, non ci sono più le certezze di prima. Una parte del centrosinistra non è stata capace di interpretare la realtà, di capire che il momento di crisi in cui viviamo ha cambiato il modo di vita dei cittadini e anche la lettura della politica. Gli elettori hanno quindi votato di conseguenza. Poi è anche vero che una cosa sono le politiche e una le amministrative. Si veda il caso del Lazio, dove il voto per la Regione è stato molto diverso da quello per il Parlamento».
Lei coniuga una grande esperienza di partito e amministrativa. Ci dica: cosa dovrebbe fare il Pd?
«Il Pd ha avuto il merito di caricarsi sulle spalle questo Paese in un momento drammatico della sua storia. Vorrei ricordare che nel 2011, con il governo Forza Italia-Lega, l’Italia rischiò il default, da cui ci si salvò con le dimissioni del presidente del Consiglio Berlusconi. Il Pd ha fornito risposte a mio avviso importanti, ma non è riuscito a creare consenso. Ora, dopo la sconfitta, i dirigenti hanno fatto bene a fermarsi un attimo per pensare a cosa fare. È necessario tornare a fare politica, ripartendo da un’idea riformista. Bisogna mettersi a lavorare con voglia di innovare, avendo ben presenti i tre punti di riferimento a mio giudizio imprescindibili: Europa, Costituzione e necessità di una più equa redistribuzione della ricchezza e del peso delle tasse».
Lo stile Renzi sembra passato. Se fosse lei a decidere, e qui c’è da decidere, cosa farebbe in questo stallo tra Cinque Stelle e Lega? A chi darebbe un eventuale appoggio?
«Con la Lega siamo alternativi e non vedo possibilità di intesa. Per i Cinque Stelle mi riconosco invece nelle parole di Fassino: i cittadini hanno dato ad altri l’onere di governare e quindi non è il Pd a dover proporre qualcosa, ma se ci faranno una proposta di responsabilità, valuteremo».
Torniamo a Mirandola. Come giudica il voto locale?
«Il centrosinistra (inteso come tutte le forze che si riconoscono in quell’area, compreso dunque Liberi e Uguali) e il centrodestra sono sostanzialmente alla pari. Non era mai successo. Tra un anno si vota per le Europee, per la Regione e per il Comune. Il Pd deve saper cogliere il cambiamento e offrire, anche a livello locale, una soluzione a problemi che attendiamo da troppo tempo».
Ecco. Sulla sicurezza la gente anche qui ha una visione opposta a quella della politica.
«È un problema reale, anche se i dati nazionali ci dicono che i reati sono in calo. In questi anni abbiamo fatto notevoli investimenti, comunque al nuovo governo chiederemo quello che stiamo chiedendo da 20 anni a tutti i governi: ovvero di garantire più personale al commissariato di Mirandola. La polizia non ha un organico adeguato all’importanza e alla complessità del territorio. Bisogna che da Roma arrivino finalmente delle risposte. Staremo a vedere se chi ha cavalcato l’onda dell’insicurezza sarà poi bravo come ha detto in campagna elettorale, quando dovrà governare».
Un altro tema spinoso. La Cispadana autostrada, così difesa dal Pd sconfitto, molto meno o da chi oggi ha vinto.
«La nostra priorità rimane il collegamento di questo territorio con le grandi vie di comunicazione europee. Il lavoro fatto per la Cispadana è stato importante, ma non so se oggi i privati sono ancora disponibili ad andare avanti con la realizzazione. Comunque sia, il pubblico deve fare la sua parte, perché non è possibile attendere ancora. La priorità è il collegamento tra Mirandola, all’altezza della nostra tangenziale con il casello Reggiolo-Rolo sull’Autostrada del Brennero. Le soluzioni potrebbero essere tre: la prima è la realizzazione di un primo stralcio della Cispadana autostrada; la seconda è una bretella autostradale realizzata insieme ad Autobrennero, ce ne sono altre in Italia; la terza la realizzazione di una superstrada, almeno nel tratto Mirandola-Rolo, che però dovrebbe affrontare in futuro problemi manutenzione, e forse oggi di finanziamento».
Passi il collegamento con la Brennero, ma molti chiedono della Statale 12. Arrivare a Modena su mezzi a motore è da sempre un’impresa.
«È per questo che i sindaci e la Provincia hanno sollecitato Anas a procedere, oltre che alla manutenzione straordinaria, anche con la realizzazione di progetti strutturali oggi fermi, relativi alle tangenziali di San Prospero e Sorbara. La buona notizia è che è stato finanziato il primo stralcio del secondo lotto della tangenziale ovest di Mirandola, che consentirà di eliminare il traffico che ancora grava sul centro storico, completando l’anello intorno all’abitato».
La Bassa guarda a Modena, ma anche a Bologna. E il futuro dovrebbe guardare a mezzi di spostamento diversi da camion e auto. Della linea Bologna-Verona cosa ci dice?
«In questi anni il servizio ferroviario è molto migliorato. Ora bisogna che, almeno in alcuni orari di punta, le corse siano più frequenti, trasformando di fatto questa linea in una “metropolitana leggera”».
Lei ha parlato anche di un nuovo patto territoriale. Può spiegare alla gente che cosa significa...
«Occorre unire tutte le forze (Comuni, imprese, sindacati, associazioni di categoria) per mettere in fila le priorità ed aumentare la competitività di questo territorio, impegnandoci a creare lavoro e benessere per i nostri cittadini. Il tavolo si è già insediato a livello di Unione dei Comuni».
Quali obiettivi avete in mente, con questo patto?
«Molti, ma è in divenire. Ne cito solo tre, per farmi capire: sviluppo turistico dopo la ricostruzione, implementazione del tecnopolo e dei rapporti con le università, promozione di un’agricoltura di qualità con progetti competitivi, in grado di attrarre risorse europee».
Alberto Setti

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