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Malattie da lavoro sono 250 i casi all’anno

Malattie da lavoro sono 250 i casi all’anno

Dati preoccupanti emersi dall’ inchiesta commissionata dalla Cgil di Modena  «Allarme nel settore carni: tutti a rischio per le patologie muscolo-scheletriche»

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Si chiamano periartrite scapolo-omerale, epicondilite, sindrome del tunnel carpale e tendinite, ma in realtà ce ne sono tanti altri. Sono le patologie e i disturbi muscolo-scheletrici, che negli ultimi anni hanno subito un’impennata in tanti luoghi di lavoro, in particolar modo in quelli in cui i lavoratori devono usare la forza fisica. E il primo settore chiamato in causa è quello dell’industria del suino, particolarmente florida nella nostra provincia, dove la situazione è problematica. A far luce sul rapporto tra lavoro e salute è la Cgil di Modena, dove ieri è stata presentata l’inchiesta “Intensificazione e salute nell’industria modenese del suino”, realizzata da Dario Fontana dell’Unimore con 308 interviste ai lavoratori di cinque aziende della provincia che si occupano della lavorazione e trasformazione del suino. Il punto di partenza, comune a tanti settori, è che l’evoluzione tecnologica del mondo del lavoro non ha portato a un miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori, anzi: «Le trasformazioni dell’organizzazione del lavoro degli ultimi vent’anni - spiega l’autore dell’inchiesta - sono caratterizzate da un aumento dell’intensificazione del lavoro, ovvero una maggiore produttività in una minore unità di tempo. Gli effetti dei nuovi processi organizzativi producono gravi conseguenze sulla salute, come confermano i dati in crescita delle malattie professionali riferibili ai disturbi muscolo-scheletrici e allo stress lavoro-correlato». Passando ai 308 lavoratori delle cinque aziende della lavorazione del suino - di cui due in appalto - prese in esame, i risultati sono eloquenti: in sostanza, oltre l’80% dei lavoratori - con punte superiori al 90% e una forbice abbastanza ampia tra un’azienda e l’altra - presenta almeno un disturbo all’arto superiore o alla colonna vertebrale, mentre più del 70% ne ha almeno due e più del 60% presenta almeno tre disturbi. Prendendo in considerazione i soli disturbi all’arto superiore, una percentuale di lavoratori variabile tra il 67% e il 92% (a seconda dell’azienda) li ha sperimentati, mentre le percentuali sono leggermente più basse (dal 58 al 78%) per quanto riguarda i disturbi alla cervicale, dorsale e lombosacrale. «Di fatto - commenta Fontana - quasi nessuno si può dire non a rischio, anche se gli stessi lavoratori hanno paradossalmente un alto livello di soddisfazione, dimostrando così di accettare in qualche modo lo scambio salute-lavoro». Dati preoccupanti anche per Anna Maria Righi, responsabile Ufficio sicurezza del lavoro Cgil: «Le malattie da lavoro stanno aumentando sempre più - spiega - in particolar modo per quanto riguarda le patologie muscolo-scheletriche. E oltre alla malattia in sé, c’è anche da considerare il fatto che queste patologie a volte portano all’estromissione dal lavoro». Per quanto riguarda i numeri, sono stati 700 i casi denunciati l’anno scorso per la provincia di Modena, anche se solo 250, di cui circa la metà riguarda una patologia muscolo-scheletrica, sono stati accettati dall’Inail come malattie da lavoro». E a lasciare perplessi i vertici della Cgil, a questo proposito, è la sentenza che nei giorni scorsi ha dato ragione a un’azienda del settore carni di Magreta di Formigine, che ha dimostrato che l’uso del coltello da parte dei lavoratori era paragonabile ai movimenti necessari in una sala da the: «Auspichiamo un ricorso in appello - commenta Erminio Veronesi della segreteria Cgil - perché questo paragone è inaccettabile».

Luca Gardinale

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