Modena, l'omicidio di Leo: spariti anche 3mila euro dalla valigia del delitto
Il mistero dei soldi rubati dal trolley usato per nascondere il corpo di Leo. Chiesto il rinvio a giudizio per i 4 minori cinesi
MODENA. Tremila euro in contanti spariti dalla valigia usata per nascondere il cadavere. È il nuovo mistero intorno alla morte di Leo, il ventenne cinese ucciso nel primo pomeriggio del 26 ottobre nella sua camera da letto in piazza Dante durante un burrascoso incontro con Wu, un “amico” di Prato, e altri tre ragazzi cinesi abitanti nella stessa città. Per loro adesso la Procura del Tribunale del Minori di Bologna, competente per l’indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio volontario e rapina. A ciascuno è contestato il concorso per i due reati.
Passate le tre settimane di rito per permettere le attività difensive, il giudice minorile deciderà se processarli e quando. Solo in quel momento il corpo di Leo potrà uscire della Medicina legale, dove si trova conservato dal giorno del delitto, per essere sepolto dai suoi cari: quella del rinvio del funerale è stata una scelta strategica fatta proprio per evitare richieste medico-legali dell’ultimo momento da parte dei difensori e permettere a Leo una degna sepoltura senza altri traumi per i familiari.
Ma torniamo al mistero della scomparsa del denaro. Quel mazzo di soldi chiuso in una busta era nascosto nel trolley nel quale è stato spinto il cadavere di Leo dopo l’omicidio. Sono spariti prima del delitto o subito dopo? Per rispondere bisogna considerare che si trattava dei risparmi del cugino di Leo - un ragazzo lavoratore e studente come lui - spesso ospite con la madre in quella casa. I tremila euro, che il padre adottivo di Leo - l’avvocato Andrea Giberti - e la madre Sofia sapevano perfettamente dove erano custoditi - non sono mai stati trovati e repertati dalla polizia nel corso delle indagini. Eppure la polizia ha censito altri soldi trovati durante la perquisizione iniziale e i controlli successivi, quando le indagini erano già avviate. È quindi probabile che la busta coi 3mila euro sia stata rubata prima che i corpo venisse nascosto. Potrebbe essere stata una scoperta causale fatta al momento di occultare il cadavere nella valigia in camera di Leo: una volta aperta la cerniera lampo, sotto il telo del fondo è stata sentito per caso lo strato sottostante della busta piena di banconote. Si tratta di un’ipotesi: questo elemento sarà oggetto di ulteriori indagini.
La sparizione dell’ingente somma - soprattutto se si considera l’età degli adolescenti coinvolti, tutti minorenni - va aggiunta alla sparizione della consolle Wii nuova di zecca che Leo aveva con sé in camera da letto al momento della lite e del suo assassinio. Per questo oggetto sparito, è scattata l’accusa di rapina.
Si sta cercando di capire se la consolle contenesse foto spinte con qualche risvolto erotico che potessero compromettere l’ “amico” pratese che ha organizzato la spedizione punitiva per quel sabato pomeriggio in casa di Leo. È l’ipotesi investigativa del delitto a sfondo omosessuale. Le indagini sono dunque finite con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti e quattro i partecipanti al raid - Wu e i quattro suoi amici che si è portato dietro in treno fino a Modena. Gente che Leo non conosceva neanche - e ora resta da stabilire il significato di alcune frasi compromettenti “ritagliate” dagli investigatori della Squadra Mobile. Soprattutto la telefonata dopo il delitto nella quale parlavano due ragazzi coinvolti mentre un terzo fuori campo diceva allarmato: «Avete spinto troppo quel cuscino!»
Ora la casa è stata dissequestrata. L’avvocato Giberti e la moglie Sofia sono tornati nella stanza di Leo. L’ultima volta erano entrati con la polizia quattro mesi fa quel maledetto pomeriggio.
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