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Stipendio pagato in nero Truffa da 250mila euro

Stipendio pagato in nero Truffa da 250mila euro

La Guardia di Finanza scopre in una società l’impiego irregolare di 52 lavoratori Venivano retribuiti con buste paga irrisorie compensate con cospicui rimborsi

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Ben cinquantadue lavoratori impiegati in modo irregolare, di cui uno completamente in nero, ed un’evasione totale di circa 250mila euro. Questo il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza della Compagnia di Sassuolo nei confronti di una società con sede in città. Dall’indagine delle fiamme gialle, che in questo campo specifico lavora in sinergia con i funzionari dell’Inps, esce un ritratto assai critico di quella fetta del mondo del lavoro che opera oltre i limiti della regolarità. La società in questione rientrava in quella tipologia di aziende che Guardia di Finanza e Inps connotano con un profilo a rischio e che dunque vengono monitorate per un determinato periodo di tempo per stabilire con assoluta certezza che vengano rispettate tutte le norme.

Nello specifico i finanzieri hanno scoperto che l’impresa sassolese aveva impiegato nel corso del periodo oggetto di controllo oltre cinquanta dipendenti presso numerose aziende del comprensorio ceramico e del Nord Italia, in completa evasione d’imposta e senza versare i previsti contributi previdenziali ed assistenziali. Ovvero, la società assumeva gli addetti con contratti di lavoro del tutto regolari, ma in busta paga venivano conteggiati importi irrisori, frutto di un monte ore lavorative falsificato. Ai dipendenti venivano infatti conteggiate un numero di ore ben più basso di quello che effettivamente lavoravano nel corso del mese. A questo punto, per compensare la differenza, la società pagava i propri dipendenti in nero. In alcuni casi addirittura i dipendenti ricevevano compensi irregolari fino a dieci volte superiori rispetto a quelli che venivano riportati nelle buste paga. È facile intuire come questo modus operandi fosse del tutto a favore della azienda, che poteva versare contributi previdenziali di importo assai esiguo rispetto a quelli che avrebbe dovuto realmente versare, ciononostante, ad un controllo superficiale, sarebbe apparsa del tutto in regola. Tanto che riusciva anche regolarmente ad ottenere le certificazioni Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), utili per accreditarsi presso le imprese committenti. L’attività di controllo dei militari ha permesso di recuperare contributi previdenziali e assistenziali per oltre 250mila euro; di accertare l’impiego irregolare di 52 lavoratori, di cui uno completamente in nero. Sono state, inoltre, contestate ritenute fiscali non operate e non versate, a fronte dei compensi erogati in nero, per circa 50mila euro ed è stata recuperata Iva liquidata ma mai versata dall’impresa alle casse dell’Erario per circa 200mila euro.

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