Violenza sulle donne: 250 casi affrontati nel 2017
Convegno con gli studenti e numeri allarmanti sulla situazione del territorio Puglisi: «Bisogna ascoltarle, credere e formare gli operatori di giustizia»
Una donna uccisa, in media, ogni 60 ore. Nonostante il trend in lieve calo, il numero dei casi di femminicidio in Italia resta impressionante: 142 nel 2015, 150 nel 2016, 140 nel 2017 e già 27 in questi primi tre mesi del nuovo anno. La stragrande maggioranza degli omicidi avviene tra le mura domestiche e, nel 46% dei casi, è il partner o l’ex a uccidere. Di donne che non ce l’hanno fatta, di quante hanno già conosciuto la paura e degli insegnamenti che potranno consentire alle donne di domani di sottrarsi alle violenze di cui dovessero diventare vittime si è parlato ieri, nella Sala delle Vedute di Palazzo dei Pio, nel convegno “Dai fatti alle parole - Azioni e proposte per superare stereotipi e violenza di genere”.
A portare al pubblico, formato in gran parte dagli studenti del Meucci e dai rappresentanti delle restanti scuole superiori di Carpi, le proprie esperienze e conoscenze su una piega ancora sottovalutata Francesca Puglisi, presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere; Alessandro Iacovelli, comandante della Compagnia dei carabinieri di Carpi; Paolo De Pascalis, psicologo del Centro Liberiamoci dalla violenza e del Centro di accompagnamento al cambiamento per uomini; Laica Montanari, presidente di Vivere Donna e Teresa De Vito, preside del Meucci.
«La donna va ascoltata. E creduta» sono le parole della Puglisi che meglio evidenziano uno degli aspetti più allarmanti del fenomeno della violenza di genere. Quand’anche la donna trovi il coraggio di denunciare - e nella maggior parte dei casi lo trova non al primo, ma all’ennesimo rimprovero, schiaffo, percossa - il rischio è che non venga creduta, che le sue accuse siano considerate esagerazioni, fraintendimenti dai parenti, dalle amiche, da chi dovrebbe salvarla.
«È necessario formare nel migliore modo gli operatori di giustizia - ha detto Puglisi - i medici, che possono capire dal minimo indizio, gli psicologi. Modena, in regione, presenta il minor numero di reati di questo tipo, ma non è così in altri luoghi».
Eppure, i numeri locali sorprendono ugualmente. Nel 2017, sono stati 250 i casi di violenza di genere trattati dai carabinieri di Carpi tra Terre d’Argine e Area Nord. Sono state 130, nei quattro Comuni dell’Unione, le donne che si sono rivolte allo sportello di vivere Donna: la gran parte erano italiane. Molte, sposate. Per non parlare del Centro di accompagnamento al cambiamento per uomini: dal 2011 ha avuto 890 contatti; 250 in terapia; 51 sono in cura proprio adesso. Nell’80% dei casi, i comportamenti violenti hanno trovato una fine, e non è un dato da poco. Come è stato spiegato ieri, il cosiddetto raptus non esiste - l’atto violento è sempre una scelta - e il cambiamento, se si vuole che la donna denunci sempre, necessita di un grande lavoro sulla fiducia nelle loro parole e sull’approntare mezzi che le penalizzino il meno possibile nel momento in cui dovranno affrontare il lungo percorso che le vedrà nei tribunali o, nel peggiore dei casi, nelle case rifugio.
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