Passava informazioni a ditte modenesi Sospeso un ispettore di polizia di Ancona
Inchiesta inguaia poliziotto ad Ancona. L’accusa: era al soldo di una agenzia investigativa di Modena che raccoglieva notizie sul dipendenti di note ditte della nostro territorio. Raffica di perquisizioni
MODENA. Un’inchiesta su notizie riservate passate ad un’agenzia investigativa di Modena, per favorire imprese modenesi ed emiliane nella raccolta di informazioni sui suoi dipendenti.
Ad accorgersi dell’utilizzo abusivo è stato l’ex questore di Modena, Oreste Capocasa, che ha notato l’insolita frequenza di accessi. Succede ad Ancona, dove un ispettore superiore di Polizia del commissariato di Senigallia è stato sospeso. Avrebbe intascato migliaia di euro dall’agenzia investigativa di Modena per fornire informazioni su persone da assumere dalla ditta modenese, informazioni ottenute mediante l’accesso abusivo al sistema informatico del Ministero dell'Interno.
Per le accuse di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio, la squadra mobile di Ancona ha eseguito un provvedimento di interdizione di otto mesi dal servizio nei confronti dell’ispettore, che è stato anche sospeso dal Questore di Ancona a seguito dell’avvio di un procedimento disciplinare parallelo a quello della magistratura.
Gli agenti ne hanno perquisito l’ufficio in Commissariato e l’abitazione; contemporaneamente la Squadra Mobile di Modena ha compiuto altre perquisizioni in città, sia presso l’agenzia investigativa, molto conosciuta in città, che presso i suoi referenti.
Le agenzie di informazione hanno spiegato che l’indagine, coordinata dai pm di Ancona Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, va avanti da un anno e conta in tutto una decina di indagati, parte dei quali sono modenesi.
Alla notifica della misura emessa dal gip di Ancona Carlo Cimini è seguito il ritiro del tesserino, della pistola e del tesserino di servizio dell’ispettore caduto in disgrazia.
Durante le perquisizioni i poliziotti della Squadra Mobile, i poliziotti hanno anche sequestrato il computer del collega indagato, alcune pennette usb e il cellulare attraverso i quali avrebbe compiuto gli accessi al sistema informatico della polizia - che sarebbero state centinaia ogni mese e non attinenti ad indagini di sua competenza - e tenuto i contatti con l'agenzia investigativa di Modena.
«Stiamo studiando le carte per smontare le accuse - ha detto all’agenzia Ansa il difensore avvocato Federica Guarrella in vista dell'interrogatorio che ancora non è stato fissato - Ancora non abbiamo visto tutte le carte. Il mio assistito respinge le accuse».
L'ispettore è indagato anche per truffa ai danni delle assicurazioni, falso ideologico e materiale.
Queste contestazioni, che non riguardano la misura interdittiva, sono relative ad altre questioni in cui gli investigatori si sono imbattuti mentre indagavano sul traffico di informazioni a favore delle ditte modenesi e delle altre clienti dell’agenzia investigativa.
Secondo l’ulteriore accusa, l’ispettore avrebbe presentato diverse denunce di atti vandalici su auto sulla base di dati forniti da un carrozziere dell'Anconetano per poi spartirsi con lui i risarcimenti: l’ipotesi investigativa è insomma che il carrozziere e l’ispettore, senza il conforto diretto della testimonianza del danneggiato, abbiano contribuito a formare atti falsi anche all’insaputa dei proprietari delle auto. Un’ipotesi gravissima, anche sul piano etico.
Le indagini sono comunque in corso anche su questo fronte: nel frattempo i poliziotti hanno perquisito la sede della carrozzeria interessata e prelevato materiale di pratiche sospette di lavori su auto con atti vandalici.
L’inchiesta della polizia a Modena non è la prima del genere. Passare informazioni riservate alle agenzie investigative che le usano in sostanza per trarne profitto è reato.
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