Gazzetta di Modena

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Addio a Fabrizio Frizzi, il sorriso della tv

di STEFANO TAMBURINI
Addio a Fabrizio Frizzi, il sorriso della tv

Stroncato a 60 anni il popolare conduttore televisivo romano

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MODENA. Negli ultimi tempi al massimo si poteva cogliere la sofferenza sul volto provato da un primo duro attacco del destino, mai quella nell’animo di uomo della televisione. Fabrizio Frizzi ha accompagnato 40 anni di piccolo schermo incarnarndone l’aspetto gentile. Il vero merito di uno degli eredi di Corrado, Mike e Pippo è stato proprio questo: sembrare uno paracadutato da altri tempi senza essere antico e, come ha detto Enrico Mentana, «senza l’altezzosità che derivava dalla fama».

Mai lacrime social e televisive sono state così sincere, soprattutto quelle dei tanti sconosciuti che hanno sentito il bisogno di dirgli grazie, magari per una serata storta raddrizzata da un sorriso dall’altra parte di quel vetro magico che talvolta sa essere la tv. Almeno quella di Frizzi, mai schiava di speculazioni emotive.

Nel mondo dello show dove tutti parlano male di tutti non se n’è mai trovato uno disposto a farlo per Frizzi e Frizzi, 60 anni compiuti il 5 febbraio, non lo ha mai fatto per nessuno. La sua scomparsa ha colto tutti di sorpresa, nonostante si sapesse che la sfida con il male non era vinta, da quel malore in ottobre negli studi de “L’Eredità”. Era voluto tornare a condurre rientrando in studio accanto all’amico Carlo Conti che gli aveva tenuto il posto. «Sto combattendo, non è finita. Ogni tanto qualche momento di sconforto può esserci - spiegava - ma l’affetto della famiglia, del pubblico e degli amici è una luce che illumina tutto. La vita è meravigliosa».

Dispensava ottimismo fino a far credere che potesse uscirne. Per questo la notizia ieri mattina è stata una mazzata: tv, web, radio invasi da un cordoglio sfociato in un rito funebre anticipato. Ed è da cose come queste che si può capire come uno abbia saputo vivere. La sua biografia è fatta di programmi tv e di grandi gesti legati solo indirettamente alle “sue” trasmissioni. Per 12 anni è stato il volto di Telethon, la maratona tv a favore della ricerca per le malattie genetiche e in silenzio si era iscritto nel registro dei donatori di midollo osseo. Non ebbe esitazioni quando lo chiamarono a salvare una bambina siciliana alle prese con una grave forma di leucemia. Fece tutto quasi di nascosto e solo la tenacia della piccola che lo raggiunse durante la diretta di una “Partita del cuore” fece arrivare a tutti il messaggio.

Dagli anni ottanta è stato uno fra i volti più in vista della Rai: da “I fatti vostri” a “Scommettiamo che...?”, da “Luna Park” a “Per tutta la vita”, da “I soliti ignoti” a “L’Eredità” passando per “Telethon” e per gli anni di “Miss Italia” durante i quali aveva conosciuto la moglie, la giornalista Carlotta Mantovan che cinque anni fa gli ha dato la piccola Stella. Dal 1992 al ’98 era stato sposato con Rita Dalla Chiesa, una fra le prime a precipitarsi al Sant’Andrea di Roma dove Frizzi ha perso l’ultima sfida.

Con lei tantissimi altri volti della tv: affranti al punto che nessuno se l’è sentita di andare in onda. Così “Il commissario Montalbano” è partito in anticipo per far spazio a un “Porta a porta” dedicato a Fabrizio, ricordato per tutto il giorno al posto dei programmi cancellati. E l’omaggio va avanti nella camera ardente, nella sede Rai di viale Mazzini. Chi era piccolo negli anni ottanta ricorda Frizzi per le trasmissioni per ragazzi “Il barattolo” e “Tandem” e per aver prestato la voce allo sceriffo Woody del cartone animato “Toy Story”. Doppiaggio, dunque, e anche pubblicità e qualche canzone per gioco.

 Ma era ovviamente la tv il suo ambiente naturale al punto da diventare il personaggio di una striscia di Topolino dal titolo “I Bassotti e gli insoliti ignoti” ambientata in una delle sue più riuscite trasmissioni. Lì era Paprizio Sfrizzi e anche disegnato era come da vivo. Fra i primi messaggi di cordoglio, particolarmente toccante quello del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo aveva avuto al suo fianco durante importanti iniziative al Quirinale. Erano rimasti in ottimi rapporti e proprio all’anziano presidente aveva confidato le angosce per il primo serio attacco neurologico. Addolora che a fermarsi così presto sia stato un cuore così grande, di uno che sembrava di averlo lì anche se era dall’altra parte dello schermo. In questi casi vien sempre da dire «ci mancherà». Stavolta è proprio vero.
 

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