Il vescovo di Modena su Salvini «Felice di incontrarlo e di pregare con lui»
Monsignor Castellucci risponde all’invito del premier Lega: «Confrontarsi da posizioni diverse è sempre una cosa utile»
MODENA. «Incontrare Salvini? Volentieri, magari a maggio, con il Rosario in mano». Il vescovo, monsignor Erio Castellucci, accoglie l’invito del segretario della Lega ad un incontro.
Il numero uno del Carroccio aveva lanciato la proposta la scorsa settimana dalla Camera di Commercio di Modena; dopo che il vescovo, nel post elezioni si era detto «preoccupato» di un governo con Salvini premier.
Caro vescovo, non si preoccupi, con noi gli Ultimi saranno i Primi. Ma l'immigrazione, pardon l'invasione, sarà finalmente controllata.https://t.co/jW5XdgD2xW
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 15 marzo 2018
«Porteremo avanti la nostra idea di Paese generoso, pulito e rispettoso delle regole», aveva detto Salvini, esibendoi il rosario e lanciando l’appuntamento in «un pomeriggio qui a Modena per spiegargli la nostra idea di Paese sicuro».
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Il vescovo si dice più che disponibile.
«Propongo di vederci in maggio, mese mariano, e iniziare il nostro incontro con la recita del santo Rosario - ha dichiarato il vescovo Erio a Nostro Tempo, il settimanale diocesano - anche se la mia corona non è verde, ma bianca. L’invito è aperto anche a quelli che, a seguito del nostro dialogo a distanza, hanno pubblicato in rete dei commenti il cui linguaggio è piuttosto alieno dalle litanie lauretane».
L’ironia del vescovo non cancella l’impegno alla partecipazione al dialogo. «Immagino che nessuno dei due cambierà idea - ha ribadito don Erio - ma sono convinto che confrontare posizioni diverse sia sempre utile e arricchente».
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Il botta e risposta era nato il 14 marzo, quando don Erio, tra gli ospiti a palazzo Europa per analizzare l’esito del voto 2018, prima dell’incontro con il pubblico ha rilasciato un’intervista in cui è emersa la «preoccupazione» per Salvini premier.
«Condivido con milioni di italiani la “preoccupazione” per il futuro del nostro Paese - ha spiegato meglio il concetto il vescovo sul settimanale cattolico -. La preoccupazione per un’eventuale partecipazione della Lega al governo riguarda in particolare - come ha colto l’onorevole Salvini - le politiche migratorie, prospettate in modo a mio parere (e non solo mio) sbagliato. Per par condicio avrei espresso una preoccupazione simile se il giornalista mi avesse chiesto una battuta su un possibile governo formato da partiti sostenitori dell’eutanasia o del riarmo nucleare».
La par condicio ha caratterizzato anche l’intervista a palazzo Europa. «Bisogna riflettere sulla denatalità e sull’accoglienza adeguata di persone da altri Paesi - ha detto don Erio il 14 marzo - che sono un tema della destra e un tema della sinistra. C’è bisogno di pensare alla prossima generazione, migliorando la realtà in questa». Una citazione da Alcide De Gasperi, primo presidente del Consiglio dell’era repubblicana, quando ha ricordato che «un politico guarda alle successive elezioni, uno statista alle successive generazioni». Il vescovo legge «una sensazione di protesta nei confronti dei partiti tradizionali o delle forme tradizionali di governo. Il voto del 4 marzo esprime una certa insofferenza, una volontà di cambiare molte cose. Non so se in meglio, vedremo». (g.f.)
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