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Bassa: ragazzina incinta, il mostro è in famiglia

Bassa: ragazzina incinta, il mostro è in famiglia

Concluse le analisi del dna su feto dopo l’aborto. Il colpevole uno stretto parente. La piccola e la sorella prelevate a scuola

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MIRANDOLA. Due sorelle, minorenni, prelevate a scuola, a Mirandola. E ora sono sotto tutela in una struttura protetta e segreta. Motivo: un loro stretto famigliare è accusato di un reato raccapricciante: essere il responsabile della gravidanza della più piccola, che poi è stata costretta ad abortire, una volta che la notizia si è diffusa e della gravidanza sono venute a conoscenza le istituzioni. Una storia agghiacciante, di cui avevamo dato notizia nei mesi scorsi e che improvvisamente, la scorsa settimana, ha pubblicamente preso una piega ben precisa: l’orco è un famigliare, un parente delle due minorenni.

Accade in un centro urbano della Bassa, vicino a Mirandola, dove una famiglia vive ormai da tempo. Lo scorso anno, all’improvviso, la bambina più piccola, appena adolescente, si scopre in stato interessante. È incinta. Una situazione sconvolgente, specie per chi conosce la bambina, spesso in casa, spesso protetta dai famigliari. La decisione dei Servizi Sociali, presa in esame la situazione, è l’interruzione di gravidanza. L’iter segue il suo corso, e viene avvisata la magistratura, oltre che le autorità sanitarie. Tanto che in quel momento viene disposto un esame del dna del feto.

Necessario ad accertare chi è il padre naturale, l’orco. Parte anche un procedimento penale. Viene indagato, anche solo per innescare i primi accertamenti, il fratello della ragazzina, che per età e promiscuità non si può escludere possa avere avuto un ruolo nella vicenda. Ma la giustizia non si ferma qui. Trattandosi di una questione estremamente delicata, viene organizzato un incontro davanti al giudice oebale. Ovvero un pezzo del processo che si svolge prima del processo, per la necessità di tutelare fonti di prova importanti, finchè sono autentiche.

Nel corso di questa fase, viene incaricato uno psicologo, che ha il compito di raccogliere e vagliare la testimonianza della ragazzina, per valutare se le sue indicazioni possano essere attendibili. Intanto si apprendono gli esami del dna. Non c’è corrispondenza con il fratello, che viene scagionato. Fino al colpo di scena della scorsa settimana, quando gli assistenti sociali si presentano a scuola, per portare via le due ragazzine. Chi ha avuto suo malgrado l’occasione di assistere o intuire, racconta di una madre disperata, quando, andata a prendere le figlie, non e ha trovate.

Ma se la magistratura ha preso questa decisione, l’unica spiegazione è che nel frattempo sia stato effettuato un secondo esame del dna, e che la violenza sia avvenuta in ambito famigliare, tanto da strappare alla famiglia le due minori.

Di più: se si decide di non arrestare il colpevole, come è accaduto in un altro caso recente, e di portar via le minori (una scelta dalle conseguenze psicologiche e fisiche gravissime, come è facilmente comprensibile), l’unica spiegazione logica è che ci sia il timore che lo stesso ambiente famigliare, tragedia nella tragedia, a prescindere dal colpevole, non sia idoneo alla loro tutela. Insomma, una storia ancora controversa, che resterà tale finchè non sarà fatta ogni chiarezza, a livello investigativo. Una storia così delicata e drammatica da sconvolgere una comunità, proprio come sta accadendo.

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