Anche gli imprenditori devono rispondere con il loro patrimonio per gli appalti sporchi
E ora come fermare il sistematico aggiramento delle leggi con il carosello di scioglimenti, prestanome stranieri e profitti nascosti? Dall’incontro di ieri in Camera di Commercio, dov’erano presenti...
E ora come fermare il sistematico aggiramento delle leggi con il carosello di scioglimenti, prestanome stranieri e profitti nascosti? Dall’incontro di ieri in Camera di Commercio, dov’erano presenti tra gli altri politici come Vaccari e Mezzetti (foto) e due ex dirigenti che hanno scritto un pezzo di storia della cooperazione come Onelio Prandini e Lanfranco Turci, le proposte sono state molto concrete. A parte il rispetto degli obblighi di rendicontazione contabile, a oggi puntualmente ignorati e non sanzionati, ci sono le responsabilità di chi affida i lavori alle coop spurie. Una recente sentenza della Corte Costituzionale lo ha scritto a chiare lettere: gli imprenditori che affidano appalti per le lavorazioni ad aziende che non rispettano contributi e stipendi ne rispondono in solido, anche con il proprio patrimonio. «Stiamo lavorando a un protocollo con la Procura - ha anticipato Vitantonio Lippolis, dirigente dell’Ispettorato del Lavoro - per definire meglio le previsioni del reato di caporalato e muoverci insieme nei controlli con gli enti di controllo e le forze di polizia». (s.c.)
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