Coop fasulle, controlli troppo scarsi
Ricerca della Fondazione Del Monte: «Fallimenti sistematici ogni due anni, atti scomparsi e buste paga con voci false»
Basta con le cooperative fasulle che nascondono profitti al fisco e agli enti previdenziali, che fanno sparire i soldi nelle pieghe di bilanci opachi e depositati a singhiozzo nelle Camere di Commercio. Basta con i fallimenti e chiusure sistematiche, che ogni due anni azzerano le responsabilità dei dirigenti e ingoiano i risparmi e i soldi dovuti ai soci dipendenti. Basta infine con la concorrenza sleale di chi offre ribassi nel costo del lavoro che permettono risparmi illeciti ai committenti proprio grazie alla girandola di illegalità che permettono di non pagare dipendenti, tasse e previdenza.
Sono queste le conclusioni di un convegno in cui ieri le centrali cooperative hanno presentato una ricerca tutta centrata sulle province di Modena e Ferrara, curata dalla Fondazione Mario Del Monte, in cui vengono messe sotto la lente d’ingrandimento le cosiddette cooperative spurie, quelle che si nascondono dietro una forma societaria che il codice riconosce per fini sociali. Ma nei settori della logistica, del facchinaggio e dell’agroalimentare finiscono per essere serbatoi di lavoro nero e sfruttamento dei dipendenti che finisce oltre i limi. «In Italia - ha esemplificato nella sua relazione Gianluca Verasani - stime molto prudenti indicano in 3,3 milioni i lavoratori assunti con forme di lavoro nero o grigio, rispettando poco o nulla le regole dei contratti. Di questi quasi 100 mila sono quelli che fanno parte delle coop spurie. Bene, mentre quelle regolari aderenti alle nostre centrali sono controllate al 100% dai nostri revisori e trasmettono dati e cifre con regolarità, come previsto dalla legge, le coop spurie lo sono al 2o il 3% . Se va bene, perchè le cifre ufficiali il ministero non le comunica. E noi non risusciamo ad averle dall’Agenzia delle Entrate, neanche a livello locale. E poi ci troviamo con buste paga dove ci sono 700 euro lori di compensi e 450 di indennità di diaria per trasferte fasulle, esentasse».
Gira e rigira il problema è quello di sanzioni non fatte e inefficaci: una sanzione massima da 20 mila euro non fa nè caldo nè freddo a chi offre manodopera a 6,50 euro contro un costo aziendale, vero, di 20 euro. Ma non ci sono notizie di sanzioni da parte dei prefetti di sospensioni di amministratori di aziende con casi di caporalato. La ricerca che la Fondazione Mario Del Monte e il Coordinamento modenese dell'Alleanza delle Cooperative Italiane (Agci, Confcooperative Modena e Legacoop Estense) ha realizzato nei settori dei servizi tra Modena e Ferrara ha esaminato 182 cooperative non associate (il 30% è vicino a Vignola e quindi comprende anche il contestatissimo settore delle carni dove è esplosa la vertenza Castelfrigo), il 49% delle imprese non ha depositato il bilancio 2016, il 13% non l'ha mai depositato e il 10% non lo deposita da almeno tre anni.
Solo il 7% delle imprese ha indicato di avere un organo di controllo, collegio sindacale o revisore legale, contro il 10% del 2014. Concentrandosi sulla revisione cooperativa, «l'elemento di stranezza - dice lo studio - è che delle 182 cooperative campione nessuna fornisce informazioni in materia. Inoltre il 68% ha l'amministratore unico e il 46% è di origine straniera mentre il 70% non ha indicato il numero dei soci». In compenso queste coop indicano un aumento del 25% del fatturato: i loro committenti sono ben contenti di spendere il meno possibile. Soluzioni: applicare le leggi esistenti, verificare i controlli e agire sui committenti che fanno finta di non sapere nulla, anche se responsabili per legge.
Saverio Cioce
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