«Da Sgura e Rossi verità e non rancori personali»
Processo Cardiologia. Nelle motivazioni della sentenza il giudice affronta il tema al centro della lotta tra accusa e difesa: l’attendibilità degli specialisti accusatori
I cardiologi Fabio Sgura e Rosario Rossi sono testimoni attendibili. Pur non essendo parti offese, i tempi, i modi e soprattutto i contenuti dei loro racconti, fanno ritenere che le loro rivelazioni sull'andamento di Cardiologia contenessero elementi di verità. Anche al di là di possibili rancori o aspettative personali, il loro dissenso sulle scelte di quanto avveniva in reparto ha un peso importante, ma non determinante. Questo è quanto emerge dalla corposa sentenza sul maxi-processo di Cardiologia appena depositata dai giudici a proposito dei testimoni chiave dell'accusa, coloro che dall'interno e in totale disaccordo rivelarono il sistema di sperimentazioni non autorizzate e i contatti con le case biomedicali. I grandi accusatori del sistema di corruzione e truffa dentro il reparto di Emodinamica durante la direzione del professor Massimo Sangiorgi (2009-12) sono stati spesso indicati dalle difese come persone rancorose e menzognere. Anche testi inattendibili o auto-screditati (il caso del paziente "resuscitato"). I giudici del Collegio presieduto da Barbara Malvasi ritengono invece che siano attendibili, anche se con le dovute cautele.
Vediamo da vicino il ragionamento dei giudici. L'arrivo di Sangiorgi a capo di Emodinamica, chiamato dalla direttrice della Cardiologia, la prof. Maria Grazia Modena, creò gravi malumori. C'era chi aveva aspettative di prendere le redini, come il cardiologo Rosario Rossi, allora capo pro tempore. Ma in generale l'esordio di Sangiorgi, si legge nella sentenza, «ha creato inesorabilmente un divisione tra chi ammirava e condivideva le scelte di ‘far crescere’ il reparto dal punto di vista scientifico con l’obiettivo di avviare numerose sperimentazioni e chi non ne condivideva l’eccessiva ambizione o spregiudicatezza nella gestione complessiva del reparto».
Considerando la massima cautela nel valutare le dichiarazioni di persone che non sono parti offese ma che anzi potrebbero aver avuto interesse a screditare Sangiorgi e il suo staff, il Collegio conclude di non ritenere i due medici degli spioni o dei trafficoni che maneggiano per screditare i loro colleghi perché «non vi è dubbio che i sentimenti umani che hanno determinato la rottura di rapporti professionali all’interno del reparto di emodinamica devono rimanere sullo sfondo di un processo penale che deve accertare la sussistenza o meno di specifiche ipotesi di reato, senza dare la patente del più bravo o del meno bravo, del delatore o dell’invidioso a testimoni o imputati». Non solo: il Tribunale chiarisce di aver tenuto conto anche delle versioni contrarie alle loro.
«Il Tribunale ritiene che le dichiarazioni rese dai testimoni che sono stati individuati come i maggiori ‘artefici’ della ‘caduta’ del reparto di Emodinamica – Rosario Rossi e Fabio Sgura - costituiscano prova autosufficiente dei fatti e delle circostanze che via via essi hanno evidenziato nelle loro lunghe deposizioni non abbisognando, cioè, di alcun elemento di riscontro, posto che se ne può accertare positivamente la credibilità oggettiva e soggettiva e non sussistono particolari situazioni che inducano a dubitarne dell'attendibilità».
Non solo: la ricostruzione del pm Marco Niccolini si basa in minima parte sulla loro testimonianza e «il loro racconto dei fatti accaduti all’interno del reparto e delle modalità di svolgimento delle sperimentazioni risulta, sul punto, dotato di precisione e credibilità».
Sulla credibilità complessiva dei due cardiologi dissenzienti ci sono pochi dubbi: «L'attendibilità soggettiva delle dichiarazioni rese da Rossi e Sgura si desume dai tempi della comunicazione delle anomalie riscontrate nella sperimentazione e dalla dovizia di particolari nel narrare quanto a propria diretta conoscenza; si desume altresì dalla coerenza, logicità, non contraddizione, linearità e chiarezza del racconto che poche volte è stato oggetto di contestazione in seguito a difformità con quanto in precedenza dichiarato».
Ci può essere stato un interesse vendicativo o calunnioso contro Sangiorgi, certo, ma è «degradato tutt’al più ad un generico intento denigratorio, di critica e disapprovazione delle modalità di conduzione del reparto. È chiaro che Rossi aveva un interesse diretto alla concretizzazione di una qualche forma di sanzione nei confronti della prof. Modena o di Sangiorgi perché ciò gli avrebbe consentito di prendere il posto di primario di Emodinamica, ma, come detto, l’ambizione di Rossi non si ritiene possa aver determinato l’intento di calunnia nei confronti del suo competitor».
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