«De Tomaso trovò l’America a Modena»
Santiago, figlio del grande Alejandro, ha raccontato agli studenti di Ingegneria l’epopea del padre
Un pomeriggio speciale per gli appassionati della storia della Motor Valley, con al centro gli straordinari bolidi della De Tomaso, esposti nel cortile del Tecnopolo di Unimore. Ne ha parlato Santiago De Tomaso, il figlio del pilota italo argentino Alejandro, nonchè fondatore della omonima casa automobilistica.
«Si sta gestendo - spiegano Francesco Leali, presidente del corso di laurea in Advance Automotive Engineering del Dipartimento di Ingegneria e il curatore dell’iniziativa Graziano Pini del Centro di ricerche e indagini socio economiche di Unimore - il passaggio dalla tradizione come de Tomaso ai veicoli della nuova generazione con nuove tecnologie come la guida autonoma. Cerchiamo di capire dove va l’automotive. Le nuove competenze in Italia, in questo senso, passano da qui dove le istituzioni e le imprese sono unire per dare il meglio di sé. C’è necessità di formare queste nuove competenze, rafforzando la formazione e qui oggi ci sono le condizioni ideali per farlo. Ogni anno abbiamo 700 matricole nei settori specifici».
La scena, ieri, era però tutta per il figlio di Alejandro De Tomaso: «Mio padre - spiega il signor Santiago - è stato un importante pilota italo argentino che corse per Bugatti e Maserati. L’azienda nacque a Modena nel 1959 e diede presto vita a storici modelli come Vallelunga, Mangusta, Panter, Longchamp che fece sognare generazioni di piloti ed amanti dei motori a quattro tempi. La De Tomaso entrò, verso la fine degli anni Settanta, anche in molte case degli italiani con la sua Innocenti Nuova Mini: non era un’auto di lusso, ma un piccolo bolide che montava un motore turbo dalle prestazioni grintose, caratteristica che ha contraddistinto sempre la produzione De Tomaso».
Santiago ha ricordato anche che «Quello di De Tomaso è il ricordo di un grande innovatore di macchine da strada e da corsa. È bene non dimenticarlo, perché è importante ricordarsi della storia del proprio territorio con tante innovazioni nelle auto negli anni 50-60. Il simbolo è senza mistero: sullo sfondo c’è la bandiera argentina bianca e azzurro e Alejandro De Tomaso venne mandato a lavorare la terra dalla nonna. Il simbolo sopra è il ferro con cui nelle fazende si marchiavano i cavalli e al futuro costruttore rimase impresso».
Da giovane De Tomaso non stava economicamente male grazie alla famiglia che possedeva ben 120mila ettari di terra in Argentina, come si vede da una foto 23enne in cui è alla guida di una fiammante Bugatti: «Sì - continua il figlio - e in più mio padre amava le auto e le corse, negli anni ’50 venne a correre in Europa. In queglianni Modena era la principale città d’Europa per l’automobilismo: la Maserati era considerata la madre di tutte le automobili, poi seguirono la Ferrari e le altre».
Il sogno di De Tomaso è sempre stato quello di costruire le proprie automobili: «Mio padre visse con in seconde nozze con una signora, “Isabelle” in realtà Elizabeth Askell sorella di un importante industriale americano, con cui corse anche nel 1857. Nel corso del tempo l’imprenditore De Tomaso, anche grazie a finanziamenti dello Stato, riuscì a controllare la Maserati e marchi di carrozzeria come Ghia e Vignale, oltre a Innocenti, Moto Guzzi e altri. La sua filosofia imprenditoriale prevedeva un approccio aggressivo sul mercato grazie alla proposta di prodotti ad alto valore di immagine ed ampie doti tecniche». Alejandro, scomparso nel 2003, è sepolto a San Cataldo e ha lavorato con la sua azienda storica fino al 1993.
Stefano Luppi
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