Il mondo di Tamara pensato per gli altri
Infermiera e volontaria, dalle sue paure sono nati progetti di assistenza: «Tutti, un giorno, possiamo trovarci in difficoltà»
CAMPOSANTO. Da molti anni, Tamara Tassinari, 42 anni, di Camposanto, svolge in completa autonomia, cioè non legata ad associazioni specifiche, opere di volontariato civile e sociale davvero molto disparate tra loro. «La mia prima esperienza concreta risale al 2010, dove per qualche tempo mi sono messa al servizio della mensa dell'istituto Antoniano di Bologna, per il quale servivo i pasti domenicali – racconta Tamara, infermiera, specializzata in teatroterapia, massaggio e contatto corporeo, linguaggi non verbali e alimentazione - Ai tempi avevo mio figlio piccolo e vivevo da sola con lui. La mia condizione di donna sola con figlio a carico e orfana dei miei genitori, ha scatenato in me una paura che forse non mi aveva ancora mai attraversato: l'idea di potere cadere in povertà. La prima volta che sono andata, la cosa che mi ha più impressionato è stata vedere molti padri separati, finiti in condizioni critiche a causa della loro nuova condizione di vita. Dentro di me diventava sempre più chiaro che non potevo stare a guardare, perché non è retorica pensare che davvero può capitare a tutti noi una condizione del genere, e non mi sono arresa all'idea di sedermi comoda in poltrona, qualcosa dovevo fare, occorreva attivarsi, diventare parte protagonista della vita degli altri. Io credo di essere nata infermiera, perché è un po' una vocazione. Io vivo alle dipendenze di una droga legalizzata senza la quale non posso stare: “prendermi cura degli esseri viventi” e non parlo solo degli uomini ma di tutto ciò che vive”».
Così Tamara ha cominciato a portare l'arte a disposizione di tutti e il venerdì pomeriggio portava con sé una coperta e dei libri in un parco pubblico a Camposanto e si metteva sulle panchine a leggere nel prato.
«I bambini cominciarono presto ad avvicinarsi e le letture e i laboratori di teatroterapia si sono poi spostati in biblioteca, con il patrocinio dell'amministrazione comunale». Poi ci sono state le attività con il Comitato Genitori, con cui Tamara ha collaborato per 5 anni bellissimi e intensi, a ridosso anche del periodo del terremoto. Tamara ha inoltre creato “Smeraldina”, uno spazio botanico/sociale/umanistico a disposizione della comunità, una piattaforma non virtuale dove incontrarsi e condividere il teatro, la musica, la poesia e il pensiero. «Da alcuni anni ho poi sviluppato una forma di economia alternativa con i miei pazienti, vecchia come il mondo ma forse un po’ in disuso: il baratto – sorride Tamara che lavora come libera professionista in due studi, uno a Modena e uno a San Giovanni in Persiceto dove si occupa di educazione alimentare e correzione degli stili di vita non funzionali - Per i pazienti che non hanno molte possibilità di utilizzare denaro, propongo di essere pagata con qualcosa a loro disposizione, che non siano per forza soldi. C'è chi mi paga con il suo tempo e mi aiuta con consegne e ritiro merci, chi mi porta la marmellata fatta in casa, chi fa la pasta fresca, chi sa riparare oggetti. Io sono certa che da questa esperienza io non perdo nulla, anzi, sarebbero di fatto servizi e merci che a mia volta dovrei acquistare, pagando. Il mio prossimo progetto - conclude Tamara - sarà la costituzione di un gruppo di privati cittadini che si prendano cura, con tempi e modi da valutare, del verde pubblico e della pulizia extra-ordinaria di aree comunali di difficile manutenzione».
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